venerdì 8 marzo 2013

Io faro nella nebbia

Il Presidente della Repubblica a risposta ai giornalisti sul suo ruolo e del fatto che lui è il faro ha fatto capire quanto difficile. Sebbene lui terrà fede alla sua carica e ai compiti ad essa assegnata ha parlato delle difficoltà che ci sono e che non si posso nascondere. Un faro il Presidente nella nebbia degli assetti usciti dalle urne.

Bersani dalla direzione del PD, la quale è stata seguita da 2.134.760 attraverso YodemTV, per una diretta di 8 ore di discussioni. Non ha nascosto che il suo compito è arduo ma rivendica per se l'onore e l'onere di fare la proposta. Una proposta la sua che necessariamente deve esser fatta a tutto il parlamento avendo si la maggioranza alla Camera senza però avere la maggioranza al Senato.

La chiusura al PDL. Dopo la campagna elettorale in cui si chiudeva alla collaborazione col PDL addirittura con toni come smacchiamo il giaguaro si tiene ora fede a quelle parole. Questo dopo aver lavorato per un anno sotto il governo Monti. Facendo ciò però si toglie la possibilità di collaborazione con la coalizione con più senatori dopo PD al Senato.

L'impraticabilità della collaborazione con Monti. La collaborazione è impraticabile perchè non darebbe governabilità per i risultati scarsi. Non basterebbe a garantire la maggioranza al Senato.

Una fiducia o collaborazione col Movimento 5 stelle. La fiducia ad un governo PD da parte del M5S è staa esclusa da Beppe Grillo leader del Movimento. In tal senso lo stesso a rilanciato proponendo un governo del Movimento 5 stelle. Proposta credo irricevibile da tutti gli altri.

La collaborazione ci potrebbe esser sul modello siciliano di Rosario Crocetta, ma il governo deve poter nascere e questo sta nelle valutazione del nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Un governo di minoranza. Bersani quando salirà al colle chiederà a Giorgio Napolitano per poter formare un governo di minoranza. Un governo questo che dovrebbe vedere al senato la non presenza di parte dei parlamentari in caso astensione in quanto sarebbe calcolato come negativo in tale camera. La vedo molto dura.

Verso Monti ha poco da sperare in quanto visto che oltre ai pochi voti che porterebbero hanno già detto che piuttosto di governo di minoranza meglio il voto.

Col Movimento 5 stelle sembra arduo e solo su leggi gradite allo stesso riceverebbero voto e mai la fiducia.

Il PDL credo che non possa dargli una mano e non perchè non voglia ma perchè Bersani almeno nei termini di una fiducia ad un governo che molti chiamano governissimo. Si è escluso di guardare a quest'area da parte di Bersani che ha rifiutato l'aiuto proveniente da Silvio Berlusconi.

Un governo tecnico non lo vedo possibile perchè in tal senso il Presidente della Repubblica condannerebbe ad una legislatura tecnica sconfessando gli elettori. Sarebbe un tradimento più forte che non un'accordo tra le forze in campo. Nessun governo tecnico o del presidente sarebbe agli occhi degli elettori non legittimato e verrebbe visto come tradire l'art.1 comma 2 della Costituzione: La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Certo è che forse Napolitano dovrebbe esser costretto dalle contingenze tenere conto del voto degli italiani in modo labile. Un compito quello del Presidente Napolitano, che forse pregustava la fine del settennato, mai così difficile e che qualsiasi decisione prenderà andrà bene. Monti parla di elezioni ma credo che Napolitano farà tutto per evitarle. Se almeno le forze politiche avessero almeno metà del suo senso di responsabilità.

Certo se prima o dopo l'estate presto si tornerà a votare e lì si misurerà la serietà delle forze e non solo se sono stati coerenti a non partecipare a governi altrui, ma se hanno almeno ne hanno la possibilità qualcosa che gli elettori hanno ritenuto importante. Alla gente non interessa se il governo è PD o di che colore ti vota se gli fai ottenere qualcosa dal programma. Ovvio se il governo è del tuo colore hai tanta forza in Parlamento e fai poco non va bene devi ottenere tutto o quasi.

Che punti propone Bersani per il suo governo di minoranza? Se si propone un governo di minoranza, ovvio che pure questo durerà poco, si deve aver in mente cosa si fare e per cosa si chiede la fiducia al governo.

Nel proporre un governo di minoranza ha mostrato umiltà Pierluigi Bersani e vorrei, prima di elencare i punti non sviscerarli per fare ciò c'è tempo e non posso fidarmi di tre slogan che li declinano, dedicare alle parole di Bersani un momento in modo che si possa capire direttamente da lui l'animo con cui si accinge ad andare al capo dello Stato e in Parlamento:

Cara elettrice, caro elettore,

il risultato elettorale ha fatto emergere con chiarezza quanto forti siano le ripercussioni della crisi più grave dal dopoguerra a oggi e quanto perentoria sia la richiesta di cambiamento.

Le primarie aperte per la premiership, con oltre tre milioni di votanti, e le primarie per la scelta dei parlamentari che hanno eletto moltissimi giovani e donne sono state il tentativo di dare una risposta nel segno della partecipazione, del civismo e del rinnovamento.

Il centrosinistra non ha ottenuto alle elezioni la possibilità di formare da solo il governo del Paese, ma è maggioranza assoluta alla Camera e relativa al Senato.

Tocca dunque a noi la responsabilità di fare una proposta che sia all’altezza delle aspettative dei cittadini.

Per questa ragione proponiamo un programma di governo basato su otto punti che qualifichino e chiariscano il senso del cambiamento che vogliamo per l'Italia. Proposte di fronte alle quali ciascuno si assumerà la responsabilità di dire un sì o un no davanti al paese.

Sono progetti sui quali è bene che vi sia un pubblico dibattito, alla luce del sole ed è utile il contributo e la partecipazione di tutti. Allegato a questa lettera vi è la descrizione del primo provvedimento. Altri ne seguiranno. Vi chiedo di leggere le proposte, discuterle, commentarle, diffonderle, sostenerle e se lo ritenete opportuno contribuire a migliorarle con i vostri suggerimenti.

Vi chiedo di essere parte attiva del dibattito su queste proposte per un governo del cambiamento all'altezza della crisi sociale e politica che l'Italia sta attraversando. ll primo tema riguarda l’onestà, pubblica e privata. E’ il primo passo da fare: la ricostruzione dell’Italia onesta che tutti desideriamo, con norme più dure contro ogni forma di corruzione, il falso in bilancio e l’autoriciclaggio.

Ecco qui un Bersani che parla ai suoi elettori e spiega la situazione un senso di realismo e di responsabilità che si deve apprezzare. Un Bersani che alla luce del sole vuole trovare i sostegni ad un governo di minoranza aperto a tutti sui temi che lui ha presentato.

Ecco i punti che lui intende realizzare:

  1. fuori dalla gabbia dell'austerità;
  2. misure urgenti sul fronte sociale del lavoro;
  3. riforma della politica e della vita pubblica;
  4. voltare pagina sulla giustizia e l’equità;
  5. legge sui conflitti di interesse, sull’incandidabilità l’ineleggibilità e sui doppi incarichi;
  6. economia verde e sviluppo sostenibile;
  7. diritti;
  8. istruzione e ricerca;

mercoledì 6 marzo 2013

Nulla di nuove sotto il sole

Leggendo il comunicato qui, firmato dal Presidente dell'Unione Alto Primiero Gadenz Aurelio, si nota la coerenza che i comuni dell'Alto Primiero continuano a dimostrare sul punto.

La Comunità di Valle. Nei giorni scorsi la Giunta dell’Unione dell’Alto Primiero ha approfondito la situazione della Comunità di Primiero, in riferimento alle dimissioni di un Assessore e di un Consigliere e la mancata integrazione dei componenti e del dibattito politico che si è aperto.

Nei prossimi giorni i Sindaci dei tre Comuni, Tonadico, Siror e Sagron Mis che compongono l’Unione dell’Alto Primiero, sentiranno i rappresentanti dei tre Comuni in assemblea della Comunità per valutare la situazione e decidere le prospettive future.

Con queste parole si mette in luce come oltre ad un problema di rappresentanza ci sia un problema politico e di prospettiva politica degli enti che se vogliono sopravvivere devono darsi. E' poi una visione che vedono la Comunità come un sovrastruttura inutile avendo l'Unione Alto Primiero che funziona bene.

Un futuro quello delle comunità ancora da costruire che dal 2006 a oggi non sono riuscite a costruirsi un identità. Un identità debole che vede anche nel Vanoi qualche problema c'è visto che spesso ci si sente cittadini di serie B verso cittadini di serie A. Questo si denota anche nel bilancio che ha visto il Vanoi investimenti quasi nulli da parte delle Comunità nel Vanoi.

Gestione associate. Quanto al tema più volte dibattuto, anche sulla stampa locale, delle gestioni associate dei servizi comunali presso la Comunità di Valle, la Giunta dell’Unione chiarisce nuovamente che, secondo quanto emerso lo scorso dicembre, nella riunione di tutti i Sindaci presso il Consorzio dei Comuni, alla presenza dell’allora Presidente Dellai, saranno mantenute e valorizzate le esperienze positive di gestioni fra Comuni già in essere.

A questo proposito l’Unione, ormai da anni sperimenta gestioni associate fra i Comuni, con un soddisfacente risparmio economico ed un efficiente servizio ai cittadini.

Sulle gestione associate non c'è nessuna apertura in quanto si ritiene probabilmente che l'attuale assetto garantisca una gestione più efficiente. E' anche vero che delusione sull'Unione ci sono per non esser passata al Comune Unico, ma probabilmente ciò si è superato ciò e tale assetto va bene. Non si può chiedere a dei Comuni la gestione associata se a parità di risorse che ritengono di essere più efficienti.

Un problema esiste. E' inutile che esiste un problema assetto istituzionale che non può esser risolto in modo semplice, ma deve esser oramai risolto a livello di Statuto d'autonomia. Non si può voler accentrare sulla comunità anche competenze dei comuni e voler essere restringenti della loro libertà non avendo un profilo costituzionale.

Non è solo le gestioni associate o la situazione interna alla Comunità, il trenino sempre rimandato, la condizione della SMPDFT e dei relativi impianti che non è arrivata ad una decisione comune, le proteste sulla scelta del progetto di rifacimento Malga Fosse sono tante situazioni che dimostrano come o non si lavora assieme o c'è uno scollamento della realtà.

Prima di creare un ente come la Comunità di Valle si deve creare la Comunità. C'è poco da dire quando non si vuole l'ambito unico scolastico, quando si difendono i propri orticelli tutto si è tranne che Comunità. Vorrei far riflettere su ciò.

Il mancato coraggio del PD

Oggi si terrà la direzione del PD al quale parteciperà Matteo Renzi. La letterà di Elisa Filippi sull'Adige del 3 marzo 2013 coglie nel segno il tema della vittoria di Pirro del PD: la mancanza di coraggio. Riprende un'affermazione di Renzi: "Grillo si sfida, non si rincorre".

La campagna elettorale ha visto una mancanza di coraggio del PD che ha permesso l'affermazione di Beppe Grillo e il recupero di Silvio Berlusconi. Non si può pensare di vincere le elezioni coltivando recinti elettorali; ma serve trovare soluzioni nuove, che senza tradire i principi del partito e della coalizione, siano innovative nell'affrontare i problemi convincendo anche chi è su altre idee a votare per la coalizione e il partito. Non far ciò ha portato il PD a perdere consensi che erano arrivati qualche mese prima a livelli che lo davano sicuramente vincente.

Non si è poi parlato a tutto il paese e a tutte le categorie, ma si è invece parlato ad un mondo che non c'è più facendo proposte per lo stesso. Il mondo attuale e futuro deve essere al centro delle proposte con tutele e risposte che devono guardare ad un mondo flessibile e che vuole progredire. La difesa del lavoro si deve ad esempio fare in mondo diverso tutelando il lavoro con sussidi di disoccupazione, servizi outplacment, riqualificazione, collocamento pubblico più efficace ed efficiente. L'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori tutela un posto divenendo un fattore di rigidità aziendale e che può aggravare le situazione delle aziende.

Si deve guardare al futuro e capire il paese con le sofferenze, i problemi, le opportunità. Il non capire le sofferenze e i problemi della gente da parte del PD ha portato all'affermazione del Movimento 5 Stelle e del PDL che hanno saputo leggere meglio il paese e i suoi umori a volte proponendo anche proposte irrealizzabili.

Il PD è in una scomoda, a dir poco, posizione di chi ha la vittoria di Pirro e di dover proporre come risolvere l'impasse istituzionale. Non facile visto che il PD chiude al PDL e apre al Movimento 5 stelle che chiude ad ogni governo non guidatato dal Movimento. Un rebus di comportamenti che portano ad un impasse senza precedenti che va sciolto dal PD con la sua direzione.

E'curioso in tal senso l'apertura del PDL a PD per bocca di Berlusconi forse per togliersi l'etichetta di irresponsabili e di guardare a interessi particolari. Angelino Alfano è stato chiaro il PD decida il tempo sta per scadere se sceglie di allearsi con Movimento 5 stelle noi saremmo all'opposizione e chiederemo sempre il numero legale. Decisioni difficili da prendere da Bersani che rischia di rimanere col cerino in mano, in quanto se non riescono a risolvere la situazione potrebbero esser etichettati come incapaci.

Tutti da un fallimento nel formare un governo ne uscirebbero male. Del PD si è detto, ma pure il Movimento 5 stelle non ne uscirebbe bene. Questo a maggior ragione se PD stanasse il Movimento 5 stelle proponendo temi cari all'elettorato del Movimento. Come potrebbe presentarsi agli elettori il Movimento se un governo, anche del PD, presentasse proposte qualificante anche del programma dello stesso?

Il PDL e Berlusconi potrebbero uscirne meglio avendo offerto collaborazione al PD quasi nel voler chiudere con il berlusconismo e anti-berlusconismo. Un approccio al dialogo e all'offerta all'avversario di aiuto che potrebbe aver presa sui cittadini.

Tra i perdenti l'Italia e le suo istituzioni che al di la del voto dimostrano di non riuscire a dare un buon biglietto di se nel mondo. Pronto a smentirmi se il PD con la sua direzione dimostrano pragmatismo e riescono a risolvere la situazione.

martedì 5 marzo 2013

Qualche considerazione su Roma partendo dal resoconto di Riccardo Fraccaro

Ringrazio Riccardo Fraccaro, neo deputato Movimento 5 stelle, ha reso noto attraverso il suo resoconto della riunione del 04/03/2013 a Roma all'Hotel Universo che ci può portare a qualche considerazione.

Questo secondo giorno a Roma ha visto arrivare tutti gli eletti e sopratutto Grillo e Casaleggio.

Un meetup.L'impressione che fin da subito si è percepita è stata quella di partecipare ad un meetup di nuova formazione, nè più nè meno.

Abbiamo nominato un moderatore, fissato un tempo per parlare ad alzata di mano e deciso di votare tutto, ma proprio tutto a maggioranza: FANTASTICO, non potevo chiedere di meglio.

Un sistema di gestione che è ottimo che in aula col presidente e le regole che ci sono nella Camera e Senato ritroveranno anche se meno informale di un meetup.

Fiducia ad un governo. La prima discussione, introdotta da Beppe e Roberto, ha riguardato ovviamente l'eventuale fiducia ad un governo dei partiti ed è stata subito chiara la posizione del gruppo: nessuna fiducia, nessuna alleanza con chi per anni ha calpestato il bene comune per potere, poltrone e privilegi. Coerenza è la parola chiave.

Mi rendo conto che molti potranno trovare alcune difficoltà a comprenderci non essendo abituati in campo politico ad esempi di moralità, intransigenza e coerenza, ma la nostra è anche una rivoluzione culturale. Credo che alla fine tutti capiranno, tutti apprezzeranno.

La coerenza si può capire certo è che se il PD o altro governo propongono cavalli di battaglia del M5S è meno spiegabile perchè non lo si appoggia. E' vero che singole leggi si votano, ma se non nasce il governo ed esso avesse tra le sue priorità punti del M5S come si spiga che non è nato?

Nomine capogruppo. Si sono nominati Vito Crimi capogruppo al Senato e Roberta Lombardi alla Camera. Tutti i candidati volontari si sono presentati e sono stati votati ad alzata di mano. Credo che sia Vito che Roberta siano preparati, competenti e soprattutto persone con gli attributi. Staranno in carica 3 mesi.

Portale per la partecipazione dal basso. Il prima possibile sarà presentato il portale per integrare il programma dal basso che Casaleggio sta preparando e del cui ritardo si è scusato (l'anticipazione delle elezioni ha bloccato tutto concentrando personale e risorse solo sulla campagna elettorale).

Far votare online agli iscritti al MoVimento il nostro candidato alla Presidenza della Repubblica.

Il Movimento 5 stelle deve far partecipare la gente e ciò è previsto per le cose che non sono state già decise attraverso alla fondazione dello stesso. Questo quindi anche per la votazione del candidato alla Presidenza della Repubblica espresso da Movimento stesso.

Presentazione eletti. Sono seguite le presentazioni di tutti gli eletti in streaming mondiale ed una fase finale di comunicazioni di servizio (es: prossima riunione il 10 marzo), informazioni organizzative (es: possibile anticipazione della proclamazione, possibile nostra partecipazione a corsi di procedura parlamentare), individuazione di alcune tematiche da discutere con urgenza (es: elezioni organi parlamentari come ufficio di presidenza, distribuzione nelle commissioni in base alle nostre competenze, modalità di rendicontazione indennità e spese sostenute).

Non si può dire che è una non organizzazione, perchè un'organizzazione c'è. Un organizzazione che va verso una visione più trasparente di ciò che è stato. Almeno come presentato. Si è organizzato inoltre il lavoro della prossima riunione.

Il ruolo di Beppe Grillo e Roberto Casaleggio. Dopo la nomina di Vito e Roberta a capogruppo Roberto Casaleggio e Beppe Grillo se ne sono andati dall'aula dicendoci che da quel momento era nostro compito prendere le decisioni, e dandoci come unico consiglio quello di rimanere uniti e coesi.

E' stato un vero e proprio passaggio di testimone: ora tocca a noi fare da portavoce, ora tocca a noi assumerci la responsabilità di questo MoVimento. Mentre si chiudeva la porta alle loro spalle ho sentito un brivido attraversare tutto il corpo e ho ammirato questi due uomini che hanno creduto in un sogno e lo hanno perseguito condividendolo con tutti noi. Chapeau!

C'è un'ammirazione per Beppe Grillo e Roberto Casaleggio e può anche starci ma ciò rasenta l'idolatria. Certo sono dei fondatori del movimento ma serve anche senso critico. Si dice che Beppe Grillo e Casaleggio passavano il testimoni agli eletti. Se scelgono loro dovrebbero esser loro che scelgono chi va alle consultazioni di Napolitano e invece sembra vada Beppe Grillo che non è stato votato.

L'art. 3 del non statuto parla del contrassegno del Movimento 5 stelle che è di proprietà di Beppe Grillo. Tale figura non sarà mai fuori dal Movimento. Anzi essendo un marchio di sua proprietà terrà a che abbia una immagine che lui sceglie.

Speriamo che ci sia responsabilità del Movimento 5 stelle anche se allo stato attuale vedo le urne. Vedo difficile collaborare il Movimento 5 stelle per un governo che non sia il suo. Il PD non apre al PDL e quindi come portare avanti le idee del Movimento che porta diritto alle elezioni. A quel punto è sicuro il Movimento di prendere più voti? Coerente si ma non potendo dire di aver raggiunto nulla come si spiega questo se un governo propone temi cari all'elettorato del M5S se non si sostiene? In attesa di sviluppi e vedere se sceglie il Movimento o tutto è filtrato da Beppe Grillo permane una forta instabilità.

venerdì 1 marzo 2013

IDV prende atto del fallimento del Progetto Rivoluzione civile

Le elezioni politiche 2013 sono un bagno anche per il leader dell'IDV Antonio di Pietro che ha rassegnato le dimissioni da presidente del partito.

Una scelta la sua fallimentare che ha visto il Movimento Rivoluzione civile che per bocca di Luigi Li Gotti a perso via via smalto e capacità comunicativa. C'è stato poi un'allontanamento poi dai temi della forza politica di riferimento l'IDV.

La società civile presente in massa in Rivoluzione Civile ha offuscato la buona politica togliendo il retroterra he l'IDV invece aveva. Una buona politica che poteva mettere in primo piano i temi forti che invece sono stati proposti stancamente.

L'IDV in questo modo abbandona Rivoluzione civile per tornare e le dimissioni di Di Pietro sono non un abbandono del partito dallo stesso, contributo di cui si ha ancora bisogno, ovviamente facendo tesoro degli errori con orgoglio per la propria storia.

Considerazioni. E' presto per dire se le dimissioni di Antonio Di Pietro certo è che sono una notizia.

Il suo acerrimo avversario Silvio Berlusconi è ancora in sella, mentre lui ne è smontato. Non si potrà più in futuro oramai alle prossime elezioni proporre l'anti-berlusconismo, in quanto così si perde. Rivoluzione civile era uscita da tale contrapposizione e forse questo è un risultato.

Un plotone di magistrati ad un sostegno di un progetto è a mio avviso stato concepito dagli italiani come una minaccia, in quanto i magistrati dovrebbero avere un percorso di entrata in politica meno diretto.

Si deve parlare alla gente e sebbene Rivoluzione civile l'ha fatto e con buoni temi a volte la figura del leader Antonio Ingroia è apparsa pacata e ciò non ha pagato in visibilità.

L'IDV torna alle origine e chiude col progetto Rivoluzione Civile, ma il ritorno al passato non può esser fatto. Molte cose sono cambiate e gli elettori non sono più disposti a sorbirsi l'anti-berlusconismo serve un progetto chiaro.

Le elezioni politiche 2013 sono un bagno anche per il leader dell'IDV Antonio di Pietro che ha rassegnato le dimissioni da presidente del partito.

Una scelta la sua fallimentare che ha visto il Movimento Rivoluzione civile che per bocca di Luigi Li Gotti a perso via via smalto e capacità comunicativa. C'è stato poi un'allontanamento poi dai temi della forza politica di riferimento l'IDV.

La società civile presente in massa in Rivoluzione Civile ha offuscato la buona politica togliendo il retroterra he l'IDV invece aveva. Una buona politica che poteva mettere in primo piano i temi forti che invece sono stati proposti stancamente.

L'IDV in questo modo abbandona Rivoluzione civile per tornare e le dimissioni di Di Pietro sono non un abbandono del partito dallo stesso, contributo di cui si ha ancora bisogno, ovviamente facendo tesoro degli errori con orgoglio per la propria storia.

Considerazioni. E' presto per dire se le dimissioni di Antonio Di Pietro certo è che sono una notizia.

Il suo acerrimo avversario Silvio Berlusconi è ancora in sella, mentre lui ne è smontato. Non si potrà più in futuro oramai alle prossime elezioni proporre l'anti-berlusconismo, in quanto così si perde. Rivoluzione civile era uscita da tale contrapposizione e forse questo è un risultato.

Un plotone di magistrati ad un sostegno di un progetto è a mio avviso stato concepito dagli italiani come una minaccia, in quanto i magistrati dovrebbero avere un percorso di entrata in politica meno diretto.

Si deve parlare alla gente e sebbene Rivoluzione civile l'ha fatto e con buoni temi a volte la figura del leader Antonio Ingroia è apparsa pacata e ciò non ha pagato in visibilità.

L'IDV torna alle origine e chiude col progetto Rivoluzione Civile, ma il ritorno al passato non può esser fatto. Molte cose sono cambiate e gli elettori non sono più disposti a sorbirsi l'anti-berlusconismo serve un progetto chiaro.

Le elezioni e gli effetti su Fare per Fermare il declino

Oggi alle ore 09:15 è stato battuto un comunicato dei fondatori in risposta ai deludenti risultati elettorali e alle tensioni che si sono venute creare all'interno del Movimento Fare per per Fermare il declino.

Le decisioni. Si mettono in luce che entro 48 ore ci saranno decisioni per porre fine alle liti interne e alle ripicche che si sono messe in atto in quest'ultimo periodo.

Per questo motivo si arriva alla scissione delle due componenti giuridiche Fare per Fermare il Declino e Ali - Fermare il declino in modo da non disperdere il patrimonio cultura e umano accumulatesi sperando in una collaborazione futura sui 10 punti.

Si invita le persone a guardare ancora al movimento e partecipare a costruire nell'area che si riterrà più opportuna.

Il comunicato integrale

Cari amici,

Dopo il deludente risultato elettorale si è venuta a creare una situazione di tensione a voi ben tutti nota all'interno di Fare per Fermare il Declino. Il patrimonio culturale ed umano accumulatosi in questi mesi difficili ed entusiasmanti, benché solcati anche da momenti non felici, non merita di finire disperso in liti e ripicche.

Abbiamo perciò deciso, con amarezza, ma con la consapevolezza che in questa fase si tratta dell'unica soluzione possibile, di procedere ad una separazione consensuale tra Fare per Fermare il Declino e Ali - Fermare il declino, le due entità giuridiche del gruppo, che non necessariamente rimarranno con la medesima denominazione sociale. Esse continueranno nella loro attività politica e culturale aggregando ciascuna chi si sentirà di collaborare con l'una o l'altra (o entrambe, ovviamente) ed auspichiamo che in occasione di futuri appuntamenti elettorali possano collaborare insieme per l'attuazione dei 10 punti del programma che ci hanno fin qui unito.

Entro 48 ore dovremmo formalizzare l'intesa definitiva e per il momento chiediamo a tutti di pazientare ancora.

Con amicizia,

Michele Boldrin

Paola Bruno

Sandro Brusco

Alessandro De Nicola

Silvia Enrico Andrea Moro

Carlo Stagnaro

Qualche considerazioni. Sebbene i punti portati avanti tale comunicato siano ciò che serve all'Italia il movimento deve saper riottenere la fiducia della gente. Già le menzogne messe in campo da Oscar Giannino hanno messo in luce un comportamento non congruo delle persone?

Il movimento può ripartire ma su basi nuove e con maggiore trasparenza. Una trasparenza a tratti mancata. Se qualcosa è mancato è questo. Aspettiamo le decisioni che tra 48 ore dovrebbero portare ad un intesa anche con separazioni. Se questo porta a rapporti chiari va benissimo.

Sui 10 punti si può riscrivere la storia, ma serve che le persone abbiamo comportamenti conseguenti e trasparenti. Una sconfitta che può portare ad una vittoria futura, ma su basi completamente nuove e più solide.

La fine di un papato e l'esempio del suo Papa

Il 28 febbraio 2013 ore 20 si è chiuso il papato de Benedetto XVI alla chiusura della porta della residenza di Castel Gandolfo. Questo è stato simboleggiato anche dal passaggio in consegna dello stesso dalle guardie svizzere alla gendarmeria vaticana. Molti giornali hanno descritto con minuzie di particolari l'evento e sullo stesso si sono consumate anche dirette televisive. Voglio proporre un'altra lettura senza cercare le motivazioni che lo hanno portato alle dimissioni, ma sul significato delle stesse e sulla portata delle stesse.

La fallibilità del Papa. Le parole pronunciate da Benedetto XVI, anche questa sua ultima occasione da Papa, sono state tese all'umiltà. Una parola che ricorre spesso in questa giornata è il tornare pellegrino un testimone della fede come lo furono quelli sulla via di Emmaus. Non è scontata tale immagine che vuole essere un segnale per se stesso e per la Chiesa, in quanto gioca sul fatto del potere non in quanto tale ma come servizio. Un servizio a Cristo ed hai cristiani che lui continuerà nel limite delle sue forze. Delle forze che non gli consentono di continuare il Papato ma bensì di rimanere figlio di Dio e discepolo. Un discepolo che riconoscere sia le gioie, dolori e anche errori che ha compiuto. Si riconosce in modo ancora più esplicito la fallibilità del Papa. Un Papa che prima di esser Papa è pellegrino e uomo.

Una chiesa che continua. Altro punto cardine toccato è la Chiesa che continua e citando delle espressioni di Romano Guardini per dare l'idea di una chiesa viva che sebbene perde il suo massimo esponente non è in balia del vento, ma è comunque guidata da Cristo. Ecco le parole: "La Chiesa non è un’istituzione escogitata e costruita a tavolino..., ma una realtà vivente... Essa vive lungo il corso del tempo, in divenire, come ogni essere vivente, trasformandosi... Eppure nella sua natura rimane sempre la stessa, e il suo cuore è Cristo".

Quest'espressione è importante perchè rompe totalmente con una chiesa basata sulle sole tradizioni, ma deve guardare al mondo. Un mondo che cambia e che pone sempre sfide ad una Chiesa vivente, la quale pur rimanendo se stessa nei valori sapendo però che con essi si deve dar risposta alle sfide del mondo. Un gravoso compito che il prossimo papa avrà sia per questioni interne alla chiesa che esterne.

Altra espressione forte sempre ripresa da Guardini "La Chiesa si risveglia nelle anime". Ecco le anime dei suoi fedeli e degli ecclesiastici al centro di una chiesa che deve rimanere vigile. La cura delle anime è ciò che risveglia la chiesa e non i giochi di potere che una burocrazia anche vaticana mette in campo. Solo Dio può indicare a noi la Via.

Le motivazioni dell'abbandono. Le motivazioni per un abbandono sia interne che esterne possono essere numerose, ma forse la prima è il riconoscimento dei propri limiti. Dei limiti anche fisici che non potevano secondo Ratzinger non esser visti e che sopratutto non potevano portarlo a servire la chiesa nel cambiamento sia per rispondere a sfide interne sia esterne. Una via quella dell'abbandono meditata che sicuramente Dio gli ha illuminato sul suo cammino. Un cammino il suo prima di uomo e pellegrino che si accinge a percorrere l'ultimo pezzo della sua vita. Una vita quella di Ratzinger su cui si spengono i riflettori, ma che denota con anche i suoi ultimi gesti un servizio e una dedizione in ciò che crede che deve esser esempio anche per noi.