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venerdì 1 marzo 2013

IDV prende atto del fallimento del Progetto Rivoluzione civile

Le elezioni politiche 2013 sono un bagno anche per il leader dell'IDV Antonio di Pietro che ha rassegnato le dimissioni da presidente del partito.

Una scelta la sua fallimentare che ha visto il Movimento Rivoluzione civile che per bocca di Luigi Li Gotti a perso via via smalto e capacità comunicativa. C'è stato poi un'allontanamento poi dai temi della forza politica di riferimento l'IDV.

La società civile presente in massa in Rivoluzione Civile ha offuscato la buona politica togliendo il retroterra he l'IDV invece aveva. Una buona politica che poteva mettere in primo piano i temi forti che invece sono stati proposti stancamente.

L'IDV in questo modo abbandona Rivoluzione civile per tornare e le dimissioni di Di Pietro sono non un abbandono del partito dallo stesso, contributo di cui si ha ancora bisogno, ovviamente facendo tesoro degli errori con orgoglio per la propria storia.

Considerazioni. E' presto per dire se le dimissioni di Antonio Di Pietro certo è che sono una notizia.

Il suo acerrimo avversario Silvio Berlusconi è ancora in sella, mentre lui ne è smontato. Non si potrà più in futuro oramai alle prossime elezioni proporre l'anti-berlusconismo, in quanto così si perde. Rivoluzione civile era uscita da tale contrapposizione e forse questo è un risultato.

Un plotone di magistrati ad un sostegno di un progetto è a mio avviso stato concepito dagli italiani come una minaccia, in quanto i magistrati dovrebbero avere un percorso di entrata in politica meno diretto.

Si deve parlare alla gente e sebbene Rivoluzione civile l'ha fatto e con buoni temi a volte la figura del leader Antonio Ingroia è apparsa pacata e ciò non ha pagato in visibilità.

L'IDV torna alle origine e chiude col progetto Rivoluzione Civile, ma il ritorno al passato non può esser fatto. Molte cose sono cambiate e gli elettori non sono più disposti a sorbirsi l'anti-berlusconismo serve un progetto chiaro.

Le elezioni politiche 2013 sono un bagno anche per il leader dell'IDV Antonio di Pietro che ha rassegnato le dimissioni da presidente del partito.

Una scelta la sua fallimentare che ha visto il Movimento Rivoluzione civile che per bocca di Luigi Li Gotti a perso via via smalto e capacità comunicativa. C'è stato poi un'allontanamento poi dai temi della forza politica di riferimento l'IDV.

La società civile presente in massa in Rivoluzione Civile ha offuscato la buona politica togliendo il retroterra he l'IDV invece aveva. Una buona politica che poteva mettere in primo piano i temi forti che invece sono stati proposti stancamente.

L'IDV in questo modo abbandona Rivoluzione civile per tornare e le dimissioni di Di Pietro sono non un abbandono del partito dallo stesso, contributo di cui si ha ancora bisogno, ovviamente facendo tesoro degli errori con orgoglio per la propria storia.

Considerazioni. E' presto per dire se le dimissioni di Antonio Di Pietro certo è che sono una notizia.

Il suo acerrimo avversario Silvio Berlusconi è ancora in sella, mentre lui ne è smontato. Non si potrà più in futuro oramai alle prossime elezioni proporre l'anti-berlusconismo, in quanto così si perde. Rivoluzione civile era uscita da tale contrapposizione e forse questo è un risultato.

Un plotone di magistrati ad un sostegno di un progetto è a mio avviso stato concepito dagli italiani come una minaccia, in quanto i magistrati dovrebbero avere un percorso di entrata in politica meno diretto.

Si deve parlare alla gente e sebbene Rivoluzione civile l'ha fatto e con buoni temi a volte la figura del leader Antonio Ingroia è apparsa pacata e ciò non ha pagato in visibilità.

L'IDV torna alle origine e chiude col progetto Rivoluzione Civile, ma il ritorno al passato non può esser fatto. Molte cose sono cambiate e gli elettori non sono più disposti a sorbirsi l'anti-berlusconismo serve un progetto chiaro.

domenica 9 dicembre 2012

Questito referendario 1 sui rimborsi elettorali

Il quesito referendario inerente i rimborsi elettorali è più esteso del quesito 2 ma nemmeno esso toglie tutti i privilegi in campo per i partiti politici. Non torno sulla Legge 3 giugno 1999 n. 157 in quanto il quesito è pari a 2 e al quale rimando qui.

E' apprezzabile la cancellazione dei rimborsi elettorali presenti nelle altri leggi mantenendo i controlli sulle campagne elettorali per quanto riguarda le spese. Non si può però dire che tutti i contributi siano tolti.

I contributi risultano ridotti in quanto si mantengono collegamenti a altre leggi che prevedono contributi e di cui non ho compiuto una valutazione degli effetti sugli stessi. Sembra però che si voglia tornare ai rimborsi degli anni 1980.

E' poi previsto nell'art. 16 comma 3 della Legge che chiama vendetta:

3. A titolo di concorso nelle spese per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo e' stabilito un contributo in favore dei partiti e dei movimenti che abbiano ottenuto almeno un rappresentante. Il contributo e' corrisposto ripartendo tra gli aventi diritto un fondo il cui ammontare e' pari, in occasione delle prime elezioni per il Parlamento europeo che si svolgeranno in applicazione della presente legge, alla somma risultante dalla moltiplicazione dell'importo di lire 800 per il numero degli abitanti della Repubblica quale risulta dall'ultimo censimento generale. Il fondo viene ripartito tra i partiti e i movimenti aventi diritto al rimborso in proporzione ai voti ottenuti da ciascuno di essi sul pi- ano nazionale.

Mentre per i comitati referendari per i quali vedevo un minimo di utilità qui veramente si rasenta il ridicolo. Perchè mantenere i rimborsi per le elezioni al parlamento europeo?

Con le imprese che si arrabattano per sopravvivere mi sembra poi che le varie agevolazioni IVA e postali sebbene si possono si mantenere non siano più giustificabili. Apprezzabile poi il mantenimento di controlli.

Firmerò in comune e voterò per l'abrogazione quando la turnata referendaria verrà calendarizzata anche se a malincuore per un risultato che poteva esser di maggior impatto, ma che non si è voluto.

Le considerazioni sopra non inficiano però il piccolo passo che si fa. Meglio un passo piccolo che nulla.

Quesito e testi delle leggi modificate tranne che per la Legge 3 giugno 1999 n. 157 che è stata trattata già in un altro questito referendario.

sabato 8 dicembre 2012

Quesito referendario 2 sui rimborsi elettorali

Tale quesito referendario tratta un argomento già trattato nel quesito 1, sebbene ristretto a pezzi della legge 3 giugno 1999 n. 157.

Questo quesito poteva esser più esteso e far cadere parti maggiori della legge, ma è un buon inizio e per questo entro la settimana andrò a firmarlo e andrà a votare si qualora venisse calendarizzato; sebbene ciò non possa avvenire se non nel 2014.

Si va verso un sistema di finanziamento dei partiti basato sulle donazioni e su un regime fiscale di favore che ci può anche stare per la funzione che i partiti hanno.

A onor del vero non si può sottacere che una base di rimborso ancora viene prevista è riferita ai comitati promotori dei referendum in visioni limitata alle firme ricevute moltiplicate per un euro ma solo a condizione che il referendum raggiunga la validità e quindi il quorum, cosa che succede raramente in italia.

Il resto della legge rimane intatta anche per quanto riguarda i rimborsi di somme ricevute in esubero anche quando anche il partito sia chiuso. Tale normativa va cambiata per evitare nuovi casi Margherita e le ruberie che si possono ancora fare e andrebbe aumentata la responsabilità degli amministratori del partito.

Non sono simpatizzante IDV e altri sostenitori ma devo piegarmi all'evidenza che va verso un finanziamento privato dei partiti politici e ciò è quello che io vorrei avvenisse. Poi ovviamente va la materia regolamentata per rendere edotto l'elettorale su da che parti arrivano i soldi per il funzionamento del singolo partito. Risorse private e trasparenti e visibili a tutti come in America. Questo va regolamentato bene.

Per le motivazioni sopra esposte ribadisco che firmerò in settimana presso il Comune questo quesito e lo voterò quando calendarizzato. Invito i lettori a fare altrettanto.

Documentazione allegata:

Testo del quesito referendario

Legge 3 giugno 1999 n. 157 nel testo che ne esce dal referendum

giovedì 6 dicembre 2012

Abrogazione del sostegno alla contrattazione collettiva di prosssimità

Altro referendum sul tema del lavoro sostenuto anche dall'IDV. Il referendum tocca l'art. 8 del decreto legge 13 agosto 2011 n. 138:

I contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente piu' rappresentative sul piano nazionale ovvero dalle rappresentanze sindacali operanti in azienda possono realizzare specifiche intese finalizzate alla maggiore occupazione, alla qualita' dei contratti di lavoro, alla emersione del lavoro irregolare, agli incrementi di competitivita' e di salario, alla gestione delle crisi aziendali e occupazionali, agli investimenti e all'avvio di nuove attivita'.

Le specifiche intese di cui al comma 1 possono riguardare la regolazione delle materie inerenti l'organizzazione del lavoro e della produzione incluse quelle relative: a) agli impianti audiovisivi e alla introduzione di nuove tecnologie; b) alle mansioni del lavoratore, alla classificazione e inquadramento del personale; c) ai contratti a termine, ai contratti a orario ridotto, modulato o flessibile, al regime della solidarieta' negli appalti e ai casi di ricorso alla somministrazione di lavoro; d) alla disciplina dell'orario di lavoro; e) alle modalita' di assunzione e disciplina del rapporto di lavoro, comprese le collaborazioni coordinate e continuative a progetto e le partite IVA, alla trasformazione e conversione dei contratti di lavoro e alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro, fatta eccezione per il licenziamento discriminatorio e il licenziamento della lavoratrice in concomitanza del matrimonio.

Le disposizioni contenute in contratti collettivi aziendali vigenti, approvati e sottoscritti prima dell'accordo interconfederale del 28 giugno 2011 tra le parti sociali, sono efficaci nei confronti di tutto il personale delle unita' produttive cui il contratto stesso si riferisce a condizione che sia stato approvato con votazione a maggioranza dei lavoratori.

Quest'articolo con il referendum che si vuole portare ai cittadini in caso di accettazione porterebbe a cancellare tale articolo. Ancor oggi c'è scarsa decisione nei luoghi più vicini al lavoratore e molte decisioni vengono prese a livello centralizzato.

L'economia gira sempre più velocemente e le aziende devono avere sistemi snelli in cui si possa contrattare con i lavoratori e le rappresentanze sindacali aziendali anche diversi modi di gestire il lavoro. Le tematiche riportate nell'articolo sono sicuramente quelle che si posso passare alla contrattazione collettiva. Perchè allora cancellare tale norma?

Bisogna che gli imprenditori possano anche dire io posso riconoscere ai miei dipendenti un salario maggiore e magari ridurre se siamo meno competitivi? Questo ovviamente chiedendo ai dipendenti e alle rappresentanze sindacali aziendali in questo modo i lavorati diventerebbe realmente partner dell'imprenditore, cosa c'è di male in ciò?

Per questi motivi non firmerò e se chiamato a votare al referendum, che comunque non si terrà nel 2013 perchè hanno elettorale, voterò no a questo referendum.

QUESITO ABROGATIVO DELL'ARTICOLO 8 DEL DECRETO LEGGE 13 AGOSTO 2011, N. 138 CONCERNENTE IL SOSTEGNO ALLA CONTRATTAZIONE COLLETTIVA DI PROSSIMITA'

Referendum sull'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori

Il prossimo anno è un anno elettorale e quindi non si potrà essere anno referendario, in quanto nell'anno in cui ci sono le elezioni politiche non si da luogo a referendum.

La riforma del lavoro del ministro Fornero a portato anche ad un cambiamento di tale articolo per circoscrivere la portata dell'art.18 dello Statuto dei Lavoratori che è lodevole, ma non è questa la tutela che serve ai lavoratori.

Il referendum dell'IDV porta delle modifiche a varie normative e tutte è vero su uno stesso argomento ma che vede sia da un punto di vista dello schema che delle delle procedure.

Una politica atttiva del lavoro. Non si può pensare che reintegrando in quasi ogni caso il lavoratore si possa difenderlo dai rovesci dell'economia o da un rapporto col datore del lavoro deteriorato. La vera tutela può essere più efficace se ci fosse una politica attiva del lavoro.

Il primo tema che a mio avviso sarebbe d'affrontare sarebbe creare un ambiente più attrattivo per le imprese e meno burocratico: assumere deve esser facile. Legato all'assunzione si deve rendere più facile l'incontro tra domanda ed offerta che in molte parti d'Italia si basa solo la conoscenza diretta e rendere più attraente trovare il proprio dipendente attraverso i collocamento, il quale deve funzionare meglio. Non è possibile che spesso anche un lavoratore non possa esser sicuro che le offerte proposte siano attuali e ci sia veramente qualcuno datore di lavoro che cerchi.

Bisogna inoltre potenziare la riqualificazione del personale evitando corsi che non possono aggiungere nulla e farne di veramente qualificanti e che per gradi possano portare anche a cambiare radicalmente professione.

Vanno previste indennità degne per tutti i lavoratori dipendenti che sostituiscano tutte le varie forme prevedendo anche delle indennità di mobilità. A seconda del tempo che una persona rimane disoccupata bisogna incentivarne oltre la riqualificazione lo spostamento in zone ove possa trovare lavoro. So che nessuno vorrebbe spostarsi da dove vive bene ma lo si deve fare. Le varie indennità vanno date se si vuole formarsi e magari spostarsi ove si può lavorare con aiuti per poter trasferire tutta la famiglia.

Il reintegro a mio avviso non ha più senso di esistere e sarei per un referendum per cancellare tutta la normativa relativa compreso l'articolo 18 in questione. Per tale motivo non posso firmare e votare no al referendum in questione quando si potrà votare sull'argomento.

La documentazione circa il testo del quesito referendario e i testi modificati con l'esito positivo del referendum potete trovarli qui.

sabato 22 settembre 2012

Democrazia, rapporto tra cittadini e stato (1^ puntata del sabato del grillo)

Come promesso ogni sabato dedicherò per almeno quattro puntate parleremo del programma di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 stelle , perchè sebbene esso sia ancora poco conosciuto, esiste ed è consultabile online. Oggi tocchiamo la struttura dello stato, i partiti, la democrazia

Costituzione insegnamento e esame obbligatorio per accesso al Parlamento. La conoscenza dei principi su cui si basa la nostra società, se non come prima materia, deve comunque esser insegnato. Solo una conoscenza dei principi da parte delle persone può veramente trasformare le stesse in cittadini consapevoli. I cittadini troveranno una nuova materia d'insegnamento: la costituzione. Su questo poco c'è da obbiettare ai proponenti. Spesso vero che nemmeno i parlamentari conoscono i principi della nostra società e ciò a volte si evidenzia con la scarsa qualità di alcuni di essi. Qualche volta con personaggi improponibili.

Fuori i condannati dal Parlamento e basta doppi incarichi Si porta avanti una battaglia fatte dall'Idv, ma che non ha trovato finora molto riscontro, lo sbarramento del Parlamento ai condannati. Non si riesce capire perchè per lavori di meno responsabilità si debba avere una fedina penale immacolata, mentre per il parlamentare no. E' una richiesta questa di buon senso.

Politico si ma a tempo. Chi vuol stare in parlamento in ogni altra carica deve aver un massimo di mandati che può fare. La politica a vita richiama sistemi non democratici e dobbiamo allontanarci da essi. Visto poi l'impegno che viene richiesto non solo, un massimo di mandati è condivisibile (nei due mandati si deve dare tutto), ma non si può ritenere tale carica compatibile che un lavoro e altra carica. Finito il periodo da politico si deve tornare al lavoro, ma l'impegno politico non deve esser secondario come spesso è stato ritenuto dai nostri parlamentari. Non deve esser un modo per arrotondare.

Il ritorno alle preferenze. Tale ritorno potrebbe esser si positivo, ma non bisogna che ciò non diventi un modo per il mercantificio. Personalmente sul tale punto mi aspettavo invece delle sole preferenze a posto delle nomine una più articolata proposta di legge elettorale.

Basta privilegi. I privilegi attuali vengono aboliti e si vuole che lo stipendio del parlamentare è lo stipendio del parlamentare sia quello medio dello Stato. Sui privilegi tutto d'accordo sullo stipendio si deve trovare un stipendio equo per esser indipendente, quindi anche difficilmente corruttibile. Lo stipendio comunque non deve esser da nababbo. Due anni e mezzo poi non devono esser sufficenti per andare in pensione. Peccato essersi fermati qui però si deve dire che non solo due anni e mezzo non bastano, ma si deve andare con i requisiti di qualsiasi lavoratore e col metodo contributivo. Tale proposta sebbene populista se corretta con le mie osservazioni potrebbe esser considerata equa.

Basta Laziogate, Lusi, Belsito. I rimborsi elettorali statali, spesso strabordanti le spese hanno dato via agli scandali nominati. Degli scandali che il Movimento 5 stelle vuole eliminare togliendo i rimborsi. Condivisibile, ma accanto a ciò visto che le idee farle conoscere costa prevederei la possibilità di contributi privati. Essi devono esser detraibili fiscalmente, ma i partiti devono esser obbligati a bilanci trasparenti. La trasparenza poi non deve esser fatta solo sui bilanci, ma si deve poter conoscere chi finanzia chi. In tal modo si vedrebbe se i programmi sono credibili.

La partecipazione attraverso referendum. In tale compo si innova parecchio perchè si toglie il quorunm sia ai referendum abrogativi sia propositivi. Condivido solo nel caso degli abrogrativi in quanto la legge esiste ci si propone di toglierla e i cittadini che non partecipano vuol dire che o non conoscono la legge o non gli interesse. Bisogna premiare chi si interessa e partecipa. Nel caso dei propositivi invece credo che si debba avere un quorum per evitare spreco di risorse su proposte strampalate. Il quorum però invece che alla votazione lo metterei prima della stessa con una raccolta di firma molto pesante. Il problema però non è solo il quorum si dovrebbe anche obbligare a rispettare i referdum e spesso ciò non si è fatto.

Il ruolo del web nella democrazia. Il Moviemto vede nel web uno strumento di democrazia e chiede che lo stesso possa veicolre ogni incontro pubblico come avviene già per le sedute di Camera e Senato. Ma pensa ad un utilizzo anche più innovativo. Attraverso lo stesso il cittadino deve poter conoscere le leggi prima che vengano appovate (succede già), ma nei 30 giorni prima di approvazione esso propone di aprire lo strumento di conoscenza anche per la critica. Ove c'è quindi il disegno di legge dovrebbe esser data la possibilità di commentare lo stesso. In tal modo si avrebbero commenti di molte persone che possono anche criticare la legge e perchè no influenzare l'iter parlamentare. LA LOBBY DEL CITTADINO.

Legge iniziativa popolare. In tal campo anche si innova molto obbligando il parlamento Ogni legge poi di iniziativa popolare deve esser discussa e la stessa deve esser votata nominalmente. Un'ottima ma farei prima se si ritiene opportuno un rafforzamento del numero di firme da raccogliere.

La struttura dello Stato. La semplificazione va fatta togliendo le provincie e si prevede di abolirle. Nel caso dei Comuni sotto i 5000 abitanti si prevede di accorpare i più piccoli. Bella idea sicuramente ma dovrebbe esser estesa anche ad altri enti che andrebbero verificati nella loro utilità. Si deve poi pensare alla montagna che vede i comuni più piccoli far parte della stessa. Tutte ottime idee, ma sono praticabili? Come si pensano di incentivare le fusioni? Oppure si pensa a metodi mussolinani?

Le Autority. Le stesse si prevede di cancellarle sostituendole con una vera class action. Qui andrei cauto e guarderei di togliere prima quelle che non hanno dato risultati concreti. Questo per dar modo di valutare gli effetti della class action partendo dai casi ove le Autority hanno lavorato peggio. Non sono negativo a una vera class action, ma a mio avviso è complessa da inserire nel nostro ordinamento in modo organico.

Approvazione leggi. Ogni legge che si vuole approvare deve avere copertura finanziaria. Visto che non si deve fare debiti che non possono trovare copertura è un ottima idea.

Ecco conclusa la prima puntata del sabato del Grillo che vuole stimolare un dibatto sui temi del Movimento 5 stelle. E perchè no anche la critica. Troppo facile attaccare il comico e il movimento per i comportamenti del comico più difficile discutere le sue idee, nelle quali c'è del buono ma anche del cattivo. Perchè non uscire dalle invettive reciproche e discutere dei temi della gente. Forse potete pensare che sono un grillino, ma non lo sono e a dire il vero non sono iscritto a nessun partito.

Articoli collegati:

  1. Presentazione Sabato del Grillo.
  2. Democrazia, rapporto tra cittadini e stato.
  3. Informazione.
  4. Istruzione.
  5. Salute.
  6. Economia.
  7. Trasporti.
  8. Energia.
  9. Il non statuto.

domenica 27 maggio 2012

Tornado Beppe Grillo

Le ultime elezioni amministrative tenutesi in maggio hanno visto l'affermarsi del Movimento 5 Stelle trainato da Beppe Grillo. Ora per bocca dello stesso si tenterà nel 2013 la scalata alle elezioni politiche forte dei buoni risultati ottenuti in molti comuni tra cui Parma e Mira. Ecco però che già da Parma c'è una dissociazione da Beppe Grillo ove il sindaco Pizzarotti nomina una persona a direttore generale epurata dal movimento di Beppe Grillo, ma si fa anche di più. Infatti questo non è il solo atto che tale sindaco compie come allontamento da Grillo, ma anzi parlando dello stesso si dice che le scelte sono state fatte a livello locale e che lo stesso è un megafono. Questo fa presagire a dei contrasti nel movimento.

Il merito del movimento cinque stelle. L'affluenza complessiva media è stata di 51,38% in forte calo dal 65,36% delle precedenti elezioni, ma se andiamo a vedere in profondità i dati e guardiamo a chi a vinto nei vari comuni otteniamo informazioni interessati. Al di la del risultato di ogni singolo sindaco la frequenza è stata maggiore ove hanno vinto i candidati grillini rispetto agli altri ottenendo sempre affluenze sopra il 50% e ciò dà ai sindaci grillini una legittimità più forte rispetto agli altri.

Pronti quindi per l'arena politica nazionale? Difficile dare una risposta a tale domanda non avendo seguito le campagne elettorali locali dei sindaci in questione e quindi non ne conosco i programmi, ma da libri e interventi pubblici qualche idea la ce la si può fare. Un minimo comune denominatore di tale movimento è:
1. la fiducia nella rete;
2. la ripresa delle battaglie referendarie per i beni comune;
3. l'ampia accessibilità sulle informazioni circa la vita e l'attività dei candidati;
4. il finanziamento privato delle campagne elettorali;
5. la mancanza di strutture politiche;
6. l'abbraccio delle istanze ambientaliste;
7. la democrazia diretta.

Mi riservo di andare a trovare maggiori informazioni su altri parti del programma, ma questo secondo me è il denominatore di questo movimento. Il vero problema però non è solo il programma, anche condivisibile in molte parti, ma le alleanze che posso portare a far in modo che esso possa tradursi in realtà. Attualmente al movimento cinque stelle è stata offerta la possibilità di alleanze con IDV e SEL, ma l'offerta non ha trovato accettazione da parte dei grillini. Con chi farà alleanze? O i grillini hanno la forza di vincere da soli? E' facile che entrino nel parlamento ma non per governare, ma anzi creare frammentazione del parlamento.

Italiafutura. Non si sanno programmi, possibili alleanze di Italiafutura, ma sembra che essa scenda in campo con Montezemolo. Esso andrà con la sinistra o la destra?

Lega Nord. La Lega Nord tra indagini e qualche fallimento politico è stata rasa al suolo. Vedremo cosa ne uscirà dai congressi e cosa riuscirà a fare Roberto Maroni se eletto. Ovvio che serve un enorme pulizia interna con l'espulsione di chi ha usato i soldi del partito in modo fraudolento o che doveva controllare e non ha controllato. Maroni era un po' che diceva che qualcosa non andava: avrà la capacità di espellere chi non ha fatto il suo dovere? La Lega Nord ha le sue speranze a Maroni e a Tosi che col suo nome ha portato la vittoria la sua lista civica e la Lega Nord a Verona.

Terzo Polo. C'è stata la debaclé del Terzo Polo che ha portato Pierferdinando Casini a dire che tale progetto è morto portando irritazione in Gianfranco Fini e Francesco Rutelli. Certo che i risultati per il Terzo Polo non sono entusiasmanti.

Il PDL. Tale partito è uscito dalle amministrative nel caos con alcuni colonnelli che vorrebbero lasciare il partito. Le dimissioni di Sandro Bondi non sono accettate, ma solo la chiara della crisi di quel partito. Angelino Alfano sembra indebolito e anche lì si fa strada l'idea dei congressi e delle primarie con un Silvio Berlusconi che torna sulla scena. Sua è la proposta del semi-presidenzialismo alla francese che però dagli altri partiti viene bocciato per mancanza di tempo. Ma le riforme costituzionali e elettorali non potrebbero comprendere tale tema? Forse ci sono le basi di uno scontro.

PD, IDV, SEL. Tale coalizione sembra voler riproporre la foto di Vasto, ma ciò crea problemi nel PD che si troverebbe a fare coalizione con partiti che non sostengono Monti. Voleva corteggiare il Terzo Polo, ma non possono fare una coalizione allargata al Terzo Polo con IDV e SEL. Sul stesso segretario Pierluigi Bersani piovono critiche ed è stretto tra una ala riformista e un'altra più vicina alla Cgil. Ciò porta a volta ad avere anche un comportamento ambiguo col governo: di sostegno, ma anche di distinguo come sugli esodati.

Conclusioni. Non si sa se ad autunno o in primavera si voterà. Se gli scossoni non diventeranno insostenibili oppure nascono contrasti insanabili col governo (esodati primo assaggio) si voterà a primavera. Il voto in primavera è il caso più probabile, ma molte carte prima dell'estate si potranno rimescolare. L'estate 2012 e fino alle elezioni sia che siano in autunno o nella primavera 2013 si preannuncia calda e tutta da seguire. Qualcuno sicuramente vincerà, ma ci sono tutti i presupposti per avere un parlamento estremamente frammentato. Basterà la riforma elettorale se vedrà la luce per dare un parlamento governabile? Oppure si avrà una situazione politica greca? Tutto da vedere, ma i presupposti non sono buoni. ALLA PROSSIMA PUNTATA.


Documenti collegati:

Risultati dettagliati delle elezioni amministrative del 2012 divise per provincia e comune.