mercoledì 16 gennaio 2013

Mobilità secondo il PD

La mobilità per il PD vuol dire in primis Trasporto pubblico Locale e Logistica. Una politca questa lontana da quella del PDL che parla dello Stretto di Messina.

Trasporto pubblico locale. La mobilità fisica è anche mobilità sociale, in quanto si muovo le persone e le idee. L'Alta Capacità e l'Alta Velocità sono state una svolta per il trasporto su ferro e sopratutto per l'Alta Velocità esso va completato senza indugio. Con l'Autovelocità però si muovano solo il 5% dei passeggeri e il 95% invece fa capo ai pendolari che invece ancor oggi viaggiano su delle carozze degne da carri bestiame. Si vuole rimettere le risorse tolte dalla Monovra del Governo Berlusconi per poter oltre a dare un servizio migliore anche tenere sottocchio il costo dei biglietti. Bisogna aumentare anche la concorrenza sia facendo entrare nuovi concorrenti esteri e italiani anche attraverso anche aggregrazioni di operatori ferroviari ed automobilistici. Bisogna aumentare l'ambito dove le singole aziende possono operare per aumentare l'efficacia e l'efficienza. Va anche previsto il confronto costruttivo con gli utenti anche per migliorare il servizio. Solo servizi efficienti e con integrazione gomma e ferrovie può poter dare risultati perchè solo servizi efficenti possono aumentare l'utilizzo degli stessi.

Logistica. La logistica deve avre un solo must l'Intermodalità. Il nostro territorio è allungato ed è baciato dal mare con molti porti e molti comuni piccoli. Serve una scelta che porta il trasporto su gomma sul breve tragitto e la ferrovia sul lungo tragitto. Per poter rendere ciò possibile si deve poter scambiare le merci in interporti grandi e organizzati. Si deve rendere le stesse molto competitive, in quanto l'abbandono delle stesse ha fatto spostare il 90% traffico merci passa su gomma. Bisogna investire di più sulle ferrovie per rendere competitive in tutto il paese. L'abbandono del traffico merci dalle FF.SS non ha incentivato l'arrivo di nuovi concorrenti anche stranieri se non su poche tratte renumerative del Nord. Va messo in campo il Ferrobonus e investire negli interporti con un Piano nazionali degli interporti questo per rendere possibile l'Intermodalità.

Le autostrade sul mare vanno incentivate e si devono collegare i porti con le ferrovie e autostrade. Il trasporto via mare complessivamente tra trasporto merci e passeggeri contribuisce con 7 MLD euro al PIL nazionale. Il contributo potrebbe esser maggiore se ci fosse una politica dei porti che manca. I 39 porti non sono competitivi verso i concorrenti dell'Adriatico e del Tirreno, ma anche dei porti del Nord Europa e del Nordafica. Bisogna investire sui porti attraverso risorse che provengono da parte del gettito IVA e delle accise. Si deve poi ripristinare l'ecobonus che incentiva l'utilizzo delle autostrade del mare e attraverso le Autorità portuali con un ruolo riconosciuto anche per regolazione delle liberalizzazioni. Si deve poi evitare la sterile concorrenza tra i porti.

L'autotrasporto deve esser tenuto in considerazione quando si parla di logistica. Anche perchè il 90% del traffico merci e ciò è fornito da 165000 imprese che 55000 imprese senza veicoli. Una frammentazione del settore che porta ad un estenuante concorrenza che ha portato molti piccoli in grave difficoltà. Questa situazione non è migliorata nemmeno dopo 10 anni di contributi per un ammontare complessivo di 4 miliardi ma che anzi ha portato a calmierare le tariffe a vantaggio dei committenti. La concorrenza estera ma comunitaria non è stata certamente un toccasana agevolata anche da minori costi del lavoro.

Vanno migliorate le infrastrutture per aumentare l'efficienza con tempi certi di consegna e attraverso maggiori controlli delle forze dell'ordine il controllo dei tempi di riposo e guida. Non si può pensare ad uno stato che da elemosina, ma i contributi devono esser dati a chi innova e realmente merita. Va tolta l'intermediazione parassitaria oltre che il ruolo sempre maggiore della criminalità organizzata.

Il trasporto aereo ha in Italia un mercato ridotto per quanto riguarda le merci (735000 tonnellate) dietro al belgio e il trasporto passeggeri è calato del 2,5 facendo registrare 130 milioni passeggeri nel 2009. Il calo minore che in altre parti d'Europa si deve alla tenuta del low cost, il quale domina le tratte interne. Ci sono circa 100 areoporti che si fanno una concorrenza sfrenata per contendersi le compagnie low cost a suon di incentivi delle Amministrazioni locali. Anche la compagnia di bandiera è fallità e le aziende aereoportuali non sono in ottime acque.

La priorità è come prima cosa evitare la proliferazione degli aereoporti e classificarli come uno studio commissionato da ENAC ha fatto (14 Strategici Internazionali, 10 scali Primari, 24 Scali Complementari). Si deve investire solo sugli scali veramente importanti dando risorse e prevedere adeguando le tariffe a fronti di piani di sviluppo di Società Areoportuali credibili. Bisogna inoltre incentivare fusioni tra società di ambiti limitrofi per limitarne la concorrenza e favorire la specializzazione. Va inoltre promossa la multimodalità di cui il trasporto aereo è una componente.

Si deve scindere la programmazione dalla regolazione e affidare quest'ultima funzione ad un'Autorita indipendente che vigili sul settore. Tale autorità deve metter ordine un un settore che vede molti attori coinvolti e che vigili sulla concorrenza e sulla parita di accesso alle infrastrutture.

Conclusioni. Chi non vorrebbe che si facessero tutte le cose di tale piano che sembra esser dei sogni. Molte idee in tanti settori, ma a parte il settore aereoportuale e delle autostrade del mare ove qualcosa viene detto sul finanziamento del programma per il resto resta un buio. Si parla ad esempio di ripristinare nel trasporto pubblico locale le risorse tolte da una Manovra del Governo Berlusconi, ma su come farlo tutto tace. Come può esser ritenuto tale programma credibile?

Mobilità

Mappa del programma

La donna e Renzo Gubert

Leggendo la lettera di Renzo Gubert del 7 gennaio 2013 sull'Adige e non posso condividerla.

Sia l'uomo che la donna possono volersi realizzare fuori della famiglia. Lavorare non è solo una questione di soldi, ma sopratutto se si trova un lavoro attinente a ciò che si ha studiato o si sogna di fare diventa una questione di realizzazione. Fermarsi all'idea di lavoro solo per ottenere una busta paga (importante) è un idea fordista che con i nuovi lavori è sempre meno giustificabile. Contribuire al successo della propria impresa anche con un lavoro umile può esser gratificante.

Prevedere politiche sociali adeguate di redistribuzione dei redditi e di sostegno della famiglia è ottimo, ma la priorità è prevedere servizi pubblici adeguati ed efficienti per dare la possibilità a tutti di lavorare.

Esistono sia maschi sia donne preparati che devono potersi realizzare e non è bloccando il lavoro femminile che ciò succederà. Serve mettere in agenda la soluzione di emergenza meritocratica nella quale spesso la meritocrazia è messa in secondo piano. Con servizi adeguati non servirebbero incentivi all'assunzione.

Non si può dare la colpa alle donne della disoccupazione, ma bisogna passare da una politica passiva ad una attiva in materia di lavoro. Bisogna riqualificare le persone e creare un ambiente ove le aziende possano esser competitive creando opportunità per tutti.

La cura dei figli è sempre stata delegata alla donna e tale condizione ha origini antiche, ma i figli sono una questione di coppia. Entrambe le parti della coppia devono esser coinvolte nella responsabilità di cura e educazione dei figli e in parte ciò avviene, ma bisogna fare di più. Non si può giustificare guardando al passato posizioni anacronistiche che non rendono giustizia alle conquiste femmininili.

martedì 15 gennaio 2013

Razionalizzazione Poste Italiane nel Vanoi: resoconto di cosa si muove

Prima di tutto vorrei scusarmi con l'amministrazione comunale per un mess che ho scritto su facebook e che qui riporto solo per poter da uomo riportare l'errore per cui mi scuso con tutta l'amministrazione di Canal San Bovo e il suo sindaco Mariuccia Cemin:

Vedo poi che c'è chi parla del sindaco è ok ci può stare. Non è stata l'amministrazione più consona ad affrontare il problema. Ma per proporre non bisogna avere qualche idea.

Ammetto che il mio post è stato ingeneroso e dettato dalla foga con cui mi sono buttato sulla discussione sulla situazione delle Poste a Canal San Bovo e quando ci si sbaglia si deve ammettere.

Ringrazio Stefano Beccalli per le informazioni e per le scuse del sindaco che non ha potuto rispondere all'email che gli ho inviato perchè ne è sommersa. I problemi sul nostro territorio sono molti e richiedono lavoro.

Poste. Lunedì il Sindaco e Giulia hanno avuto un incontro con il commerciale delle Poste S.P.A.

Questo incontro era già stato programmato prima di Natale ma a causa dell'impossibilità da parte del commerciale (influenza) è stato posticipato a ieri. Quindi tutto era già stato programmato. Il Comune si è SUBITO interessato al problema.

Il commerciale espone 4 offerte commerciali (consegna comunicazioni IMUP ai residenti, consegna comunicazioni relative alle tariffe consumo acqua, etc.) da poter attivare negli uffici postali a Canal San Bovo. Questo tipo di strategia è stata ovviamente proposta anche nel Comune di Livo e in altri Comuni. Oltre a aderire a tali servizi, l'amministrazione Comunale di Livo, aveva investito parecchi soldi nella sistemazione dell'ufficio postale.

Aderendo a uno o più servizi, il Comune di Canal San Bovo dovrebbe consegnare a Poste S.P.A il database delle utenze e la stessa società si impegnerebbe a spedire a casa dei residenti le relative comunicazioni. Questo ha un costo non indifferente per il Comune. Si parla di circa 2/3 mila euro a servizio. L'attivazione di questi servizi, secondo opinione del commerciale a mio giudizio confutabile, porterebbero un maggiore carico lavorativo per il servizio postale a Canal San Bovo e quindi non ci sarebbe questa "razionalizzazione" del servizio. Questa è ovviamente la strategia commerciale di Poste S.P.A.

Dopo lunga discussione in giunta abbiamo deciso di non aderire per il momento a queste proposte commerciali per i seguenti motivi:

  1. non possiamo giustificare l'incarico a Poste S.P.A di questo surplus di lavoro (invio comunicazioni) visto che il nostro Comune già dispone di un numero sovrastimato di dipendenti comunali (compreso custodi forestali).
  2. se attivassimo uno o più servizi non abbiamo la garanzia che nei prossimi anni saremo soggetti a ulteriori "visite" da parte di Poste S.P.A.

Per questo abbiamo intenzione di proseguire per vie istituzionali, coinvolgendo anche la Comunità di Primiero. Credo sia l'unica azione "forte" da fare.

Personalmente credo che la raccolta di firme in atto non porti i risultati previsti.

Se noti bene, ho rimarcato più volte che stiamo discutendo con una delle più grandi S.P.A del nostro Paese (che fornisce si un servizio pubblico, ma adotta strategie economiche e finanziarie di una classica spa).

Penso che la via istituzionale / politica possa produrre l'unico risultato atteso, ovvero:

  1. tenere aperto tutta la settimana l'ufficio a Canal San Bovo.
  2. lasciare aperti 3 giorni la settimana gli altri due uffici periferici.

Conclusioni. Prima di tutto come vedete a tutti può capitare di dare giudizi affrettati e sbagliarsi. E' meglio avere proposte.

Come l'assessore Stefano Beccalli una raccolta firma avrebbe scarso risultato, in quanto come già dall'ufficio stampa anche togliere i soldi avrebbe risibile risultato.

L'amministrazione si è mossa e stata trattando e il tempo forse non sarà breve e condivido che va valutato tutto attentamente, perchè nel tempo la storia non potrebbe esser conclusa. Certo prima di tutto dobbiamo rendere i nostri paesi appetibili per renderli vivi e mantenere i servizi.

La storia non è chiusa è si vuole trovare una soluzione politica- istituzionale coinvolgendo anche la Comunità di Valle di Primiero. Attendiamo gli sviluppi e appena ce ne saranno altri ve li farò sapere.

Quale governo?

La destra sta recuperando dopo il round Santoro-Berlusconi su LA7. Su tale punto si può dare ragione all'editoriale di Pierangelo Giovanetti del 13 gennaio 2013 sull'Adige. Questo anche perchè la sinistra si perde in molti rivoli come anche Luca Zeni ha messo in luce sopratutto con i rischi che si corrono al Senato. Rivoluzione civile è solo uno dei rivoli in cui peraltro per molte idee lo stesso Zeni si riconosce.

La destra potrà anche non vincere, ma può sicuramente rende dura la vita alla sinistra. Questo è una sola delle tante proposte di governo tra le quale non si può che annoverare i movimenti maggiori tra cui il Movimento Arancione, Movimento Alba (Rivoluzione Civile) e tra i quali valuto anche Giannino. Basta che la gente lo voglia. Dissento quindi da Pierangelo Giovanetti che mette come unico governo possibile Monti e il PD. Certo 200 partiti e liste con i relativi simboli sono troppi anche per uno stato come l'Italia, ma siamo sicuri che tutti propongono idee?

Monti e PD unico governo. Facciamo il gioco dell'editorialista dell'Adige ripreso ieri a Piazzapulita da LA7 e non si può che vedere come le conclusioni tratte facciano sembrare un tale governo una rivisitazione del Prodi 2006 morto dopo 2 anni. I montiani, rappresentati in trasmissione da Secchi, hanno veti su SEL. Sebbene qualche punto SEL ha idee montiane, come taglio dei costi della politica, lì il contatto finisce come lo stesso Vendola ha ammesso. Lo stesso UDC ha preclusioni su SEL. Vogliamo veramente un anno alla Prodi del 2006?

Ci sono poi domande che un'affermazione di Bersani e del PD-SEL come primo leader e coalizione pone: Monti sosterrà in tale situazione Bersani? Un eventuale sostegno a Monti o viceversa non è che senza SEL in coalizione si fa un ennesimo tradimento alle primarie? Che valore avrebbe a quel punto le primarie e il leader scelto con le stesse?

mercoledì 9 gennaio 2013

Fisco secondo PD

Il fisco secondo il PD deve cambiare volto e sposando la tassazione dal lavoro e sull'impresa verso la rendita e il patrimonio prevedendo una tassazione base del 20%. Questo anche per l'IRPEF che deve veder abbassata la sua aliquota dal 23% al 20%. Si deve ri-verificare le detrazioni e le deduzioni prevedendo l'imposta negativa aiutando così le famiglie. Oltre a ciò si pensa di dare un redditto di solidarietà attiva condizionato e mirato a programmi di reinserimento lavorativo.

Aiutare la natalità. Si deve sostenere la natalità con un bonus bebé che è diverso a seconda delle situazioni famigliari: detrazione in caso di capienza, trasferimento in caso di incapienza. Tale bonus è universale e usufruibile da tutte le categorie e costa 3000 euro all'anno per ogni figlio. Si inizierebbe con i figli da 0-3 anni.

Lavoro donne. Si prevede di aumentare i servizi alla famiglia in modo che le donne possano trovare meno difficoltoso poter lavorare. Il fatto di avere figli minori, e quindi esser madre, spesso fa abbandonare il lavoro alla donna e per questo per il reddito da essa percepito va incentivato con detrazioni IRPEF.

Tassazione sulle imprese e il lavoro autonomo. Si pensa di cambiare registro cancellando l'IRAP sul costo del lavoro. Il reddito da lavoro autonomo e aziendale poi si vuole dividerlo in due categorie: reddito da remunerazione ordinaria e reddito eccedente la stessa.

Per il lavoro autonomo e le aziende individuali e personali si pensa di non far pagare nulla nel reddito reinvestito in azienda. Del reddito prelevato la parte di remunerazione ordinaria è tassato all'aliquota sostitutiva per i redditi di capitale, mentre la parte eccedente come reddito da lavoro e quindi assoggettata ad IRPEF. Questo regime è opzionale.

Per le società di capitali l'aliquota IRES è azzerata per la parte reinvestita, mentre gli utili sono tassati sul socio come gli altri redditi da capitale per la parte di remunerazione ordinaria. Per la parte eccedente sarà soggetta a IRES.

In questo modo si vuole premiare la capitalizzazione delle aziende che spesso trovano più conveniente il capitale di debito. Questo porta ad avvicinarsi al 20% di tassazione europeo per i redditi da capitale.

Semplificare poi il rapporto col fisco è un'altra azione da prendere con norme più semplici e disboscando la babele di detrazioni e deduzioni. Anche gli studi di settore vanno rivisti per renderli non un modo per colpire chi paga già, ma l'evasione. I risultati degli studi di settori vanno attraverso un Comitato ad hoc in seno al MEF per riportare ogni hanno i risultati degli stessi. Investire inoltre sulla formazione in materia da parte degli operatori dell'Agenzia delle Entrate e cambiando la retribuzione di risultato relativa.

Si prevede inoltre un 20% di tassazione per i contribuenti in regime di forfettone per evitare studi settore e vari adempimenti Iva,IRAP, IRPEF. Prevedere differenziati limiti di fatturato e di beni strutturali in base ai settori per gli adempimenti. Rendere l'Agenzia delle Entrate un ente amico prevedendo il pre-invio dei dati della dichiarazioni per avere osservazioni dalla stessa e far in modo che il contribuente posso modificare la dichiarazione.

Green Economy In tal settore prevedere ancora con maggior determinazione che chi inquina paga. Si prevedono vari incentivi dal credito d'imposta per la ricerca alla reintroduzione del 55% di detrazione per interventi di recupero energetico oltre finanziamento per sostituzione caldaie con meno inquinanti e altri ancora.

Si prevede la carbon tax sui combustibili fossili compatibilmente con altre azioni di disincentivo e investimento nel trasporto pubblico locale.

Anche azioni sui comuni in tale settore per bloccare gli oneri di urbanizzazione a finalità proprio ed evitare che vadano a finanziare spese correnti.

Federalismo. Tale punto è stato tradito da PDL e Lega in quanto si è andati avanti con un federalismo fiscale e non anche di competenze e anzi si è avuto un nuovo centralismo. Si pensa in tal senso di sostituire Tarus e Tia nonche lCI prima casa. Come si vede però ciò è già tolto in quanto ora c'è l'IMU e la Tares. Visto che la TARES è paragonabile all'ICS, ma con una differenza non la pagano tutti i proprietari di case ma solo i residenti. E' inoltre devoluta la cedolare secca del 20% sugli affitti e la possibilità come anche per province e regioni di tributi propri per l'interesse generale e scopi specifici ambientale.

A parte quello detto sopra per i tributi di scopo e per interesse generale è da notare che su tale punto la regione ha la mano più libera, sebbene deve istituire con legge regionale per le provincie rimane la compartecipazione all'IRPEF e i trasporti su gomma, le Regioni invece l'addizionali IRPEF, IRAP, la compartecipazione IVA. Per le Città Metropolitane si rimanda alle Legge 42/2009.

Evasione fiscale. L'evasione è una piaga che va combattuta con i controlli e la maggiore compliance già in auto-dichiarazione da parte dei cittadini. Vanno utilizzate tutte le banche dati delle Amministrazioni pubbliche da parte dall'Agenzia delle Entrate in modo da fare migliori controlli e utilizzare meglio il redditometro. L' Agenzia delle Entrate deve diventare amica del cittadino anche grazie agli intermediari fiscali. Si devono anche semplificare gli adempimenti e ascoltati i contribuenti. Va dato valore costituzionale allo Statuto del Contribuente.

Per migliorare il controlli va incentivata la fatturazione elettronica e l'uso delle moneta elettronica.

Si deve modificare la Costituzione in modo da inserire il divieto di fare condoni che minano la fedeltà del contribuente.

Azioni a livello europeo. Va in sede europea portato avanti un'operazione per evitare dumping sia fiscali che sociali anche verso paesi che stanno nell'Unione Europea e beneficiano. Per i paesi che non stanno agli standard europeo di rispetto dei lavoratori, dell'ambiente e della sicurezza vanno previste border tax adjustment.

Si deve colpire la speculazione finanziaria con una Finacial Transaction Tax e prevedere un'imposta sulle banche sistemiche per creare fondi per far fronte a crisi.

Mezzogiorno. Si deve prevedere un credito d'imposta per investimenti al Mezzogiorno e ricerca.

Conclusioni. Tante idee alcune da rivedere anche nel linguaggio visto che alcune tasse non esistono. Ottima l'idea di un Agenzia delle Entrate pià vicina al contribuente e con il divieto ai condoni in Costituzione.

Altre misure come ICI prima casa da togliere (ora IMU) si va come col PDL altre misure sono interessanti ma a volte, anzi quasi sempre dove si vanno a prendere le risorse mancando valutazioni sulle cifre in ballo.

Fisco 20, 20, 20: la road map per liberare i produttori, la progressività, il federalismo.

Mappa del programma

martedì 8 gennaio 2013

L'agricoltura secondo PD

L'agricoltura è un settore vitale non solo per l'approvvigionamento alimentare ma anche per la manutenzione del territorio. Non è stato un periodo non favorevole nemmeno per l'agricoltura che ha visto diminuire del 25% i redditi degli agricoltori.

PAC. La Politica agricola comunitaria deve rivedere l'Italia protagonista anche per poter affrontare tutti i temi che influenzano l'agricoltura: deficit risorse (acqua in primis), agro energie e biocarburanti, OGM, solidarietà con i paesi in via di sviluppo, nuove strategie sul settore agro-ittico italiano.

Va sostenuta la posizione italiana che vuole che si tenga in considerazione la salute e l'ambiente con un principio di precauzione che incentiva la ricerca su OGM ma che ne richieda l'etichettatura e sostegno a culture che garantiscano la biodiversità e che consentano il non impiego degli OGM. Si deve dare una chiara posizione del governo coerentemente alla posizione di precauzione interna e che fin'ora non c'è stata.

Bisogna superare il nanismo delle imprese ma sostenere l'agricoltura di montagna. Si deve favorire il cambio generazionale con l'arrivo di giovani e donne. Per far ciò bisogna cambiare il sistema di incentivi basati sui progetti che sui parametri del passato.

Si deve guardare da una protezione dai fallimenti del mercato che non sia contro la concorrenza prevedendo una protezione da crisi derivanti da condizioni meteorologiche e per favorire lo stoccaggio per contrastare la volatilità prezzi. La concorrenza inoltre va sostenuta anche a livello internazionali prevedendo però controlli in materia di sicurezza alimentare.

Made in Italy per concorrere all'estero attraverso la registrazione del marchio e di Igp e Dop. Monolitico all'esterno ma valorizzando le diversità geografiche e strutturali che il nostro paese presenta.

Si deve anche incentivare la sostenibilità sia in termini di culture biologiche che di prodotti a km 0, incentivando in tal modo il turismo enogastronomico ed esperienze di agricoltura sociale.

Il settore ittico. Si deve rilanciare una politica che vada incontro al settore in sofferenza aggravata sia dall'aumento dei costi che dei maggiori vincoli presenti nel Mediterraneo per garantire la sostenibilità ambientale del settore. Vanno previsti incentivi per la modernizzazione del settore e una fuosione dlle azione. A livello Europeo va prevista una Regione Unica in modo da avere regole identiche sia nel nord Europa sia nel Mediterraneo.

Politiche agricole. Si deve tornare ad una politica agricola che è stata abbandonata dal governo Berlusconi e si deve dare risorse per migliorare il settore anche attraverso il contributo alla Politica Agricola Comunitaria oltre il 2013.

Anche nella questione delle quote latte è stata gestita male la storia delle multe che è costato 5 milioni euro ai cittadini italiani. Si parla in tale senso di reperire risorse per far fronte ai problemi che le aziende oneste senza dire però come ottenerle. Come fare a chiedere risorse ai cittadini se già ora si sono fatti carico con 5 milioni della non riscossione verso alcune aziende disoneste?

Per quanto riguarda l'agricoltura di montagna e in zone svantaggiate stabilizzandone le risorse. Dove però si pensano di ricevere le risorse? E come giustificare?

Il gasolio è aumentato per le imprese con coltivazioni in serra mettendo fuori mercato le aziende. Come si pensa finanziare ciò e come si pensa di giustificare tale previsione per evitare l'effetto domino che potrebbe coinvolgere aziende di altri settori con analoghi problemi?

Tenere fede agli impegni verso il settore Bieticolo e Saccarifero rifinanziando il fondi ad esso dedicato rispettando la concessione di risorse promesse per la modernizzazione del settore.

Anche per il settore agricolo si deve andare verso una semplificazione degli adempimenti e legarli al fatturato e alla grandezza dell'azienda. Questo anche per superare il nanismo e promuovere la modernizzazione che la sola messa di risorse non può aiutare. Una prima opera di modernizzazione va fatta sul credito prevedendo strumenti adeguati.

La modernizzazione passa anche per investimenti in ricerca che vanno sostenuti per poter risolvere i problemi dell'agricoltura e renderla competitiva. Si deve inoltre modernizzare le filiere rendendole corte.

Oltre al Made in Italy vanno riordinata la frammentazione in molti enti per dare un segnale di unità all'estero e potersi proporre con più forza all'estero.

Si deve attivare un tavolo alimentare con tutti gli attori e con le regioni in modo di svolgere realmente il proprio ruolo di coordinamento che spetta allo stato; mentre il resto resta alle regioni ed agli attori. Va fatta una verifica anche sugli enti pagatori e sui CAA in modo da valutare le esperienze positive e negative. Si deve insomma andare verso un ruolo di regia dello stato per un cordinamento del sistema Italia.

Conclusioni. Molte azioni positive certamente ma spesso con difficolta di realizzazione visto che non sono segnate le risorse.

Nel caso della riduzione dell'accise sul gasolio per le coltivazioni in serra alla difficoltà di vedere risorse si aggiunge l'effetto domino che potrebbe vedere negli altri settori che hanno stessi problemi (autotrasporto in primis).

Un discorso a parte il settore latte che avrebbe bisogno di risorse da distribuire agli allevatori onesti senza prevedere da dove si prendono. Ma come si fa a giustificare eventuali risorse messe se prima non si recuperano i 5 milioni di multe di riscosse di chi a violato le quote latte? Paga sempre l'onesto e i disonesti mai?>

Coltiviamo il futuro. Proposte per l’agricoltura italiana.

Mappa del programma

Politica industriale secondo PD

La politica industriale del PD riconosce la spina dorsale delle PMI e dell'impresa nella creazione della ricchezza. Una ricchezza questa che va aiutata creando in primo luogo il paese delle opportunità.

Il paese delle opportunità. Si vuole in primo luogo far ridiventare l'Italia il paese delle opportunità ove un'impresa trovi un clima ottimale per investire. Un paese ove lo sviluppo sia messo al centro della politica e che non sia visto dalla stessa come un lusso. Uno sviluppo che non sia legato solo all'esportazioni, ma che non dalle stesse venga aiutato. Uno sviluppo promotore della realizzazione umana e che guardi a tutte le forme in cui si esplica l'impresa e il lavoro autonomo e alla ricchezza in tal senso dell'italia che va difesa anche in sede europea. Interessante è però il passaggio in tal senso in cui si dice che l'impresa e il lavoro autonomo come progetto familiare di molti e in tal senso si mette in luce come anche come siano possibili progetti anche non di lavoro dipendente.

Il ruolo dello stato che deve esser non di sostituzione dell'attività privata, ma di accompagnamento dello stesso. E come lo stato deve esser amico dell'impresa anche nel campo fiscale. Si mette in tal senso il fatto che la legalità va perseguita, ma il fisco deve esser equo e si deve guardare al tema della revisione della spesa per evitare spese inutili e per non dover dopo andare a colpire con tasse il cittadino. Il fisco poi deve guardare a incentivare chi investe nell'impresa e guarda a progetti di filiera e a lavorare assieme. Si devono sostenere sull'internazionalizzazione tutte le eccellenze e non solo il made in Italy.

Il lavoro deve esser il fattore centrale nella vita dell'impresa, ma pure il capitale va stimolato; in quanto se si deve investire anche sull'innovazione produttiva.

Il capitale paziente per le PMI. In tale capitolo si affrontano i quttro problemi che un impresa sopratutto le PMI hanno e che si devono affontrare.

La patrimonio e la ricapitalizzazione delle PMI deve esser il must, perchè se è vero che il fattore famiglia/lavoro sul capitale in molte piccole e medie imprese è importante spesso si soffre di sottocapitalizzazione e va incentivata anche con il fisco. Ma ciò non basta ma vanno promossi anche strumenti per la patrimonializzazione e con un capitale di debito che guardi ad un orrizzionte di lungo termine: Confidi, fondi di garanzia territoriali, fondi regionali di microfinanza pubblico e privato, società/fondazioni per trasferimento tecnologico, fondi rotativi.

La difficoltà nel ricevere i pagamenti è un'altro problema molto sentito anche quando le imprese lavoro per il settore pubblico. Si deve allentare il piano di stabiltià spostando dal deficit al debito e con risparmi sulla spesa pubblica. Si apre inoltre alla compensazione dei crediti verso la pubblica amministrazione con i debiti verso la stessa, ma sempre all'interno dei vincoli di finanza pubblica.

Si guarda anche ad una regolamentazione diversa dei pagamenti tra privati e si vuole istituire un'autorità per la trasparenza. Si vuole inoltre recipire le direttive europee come già previsto dalla bozza Beltrandi-Misiani che vuole dare certezza in tale settore.

La crisi dei debiti pubblici e i problemi delle banche hanno creato problemi alle società che si sono visti ridurre il credito che sommate a difficolta delle imprese hanno messo spesso portato a chiusura di molte aziende. Si vuole evitare in tal senso evitare che Basilea 3 porti ad una riduzione ulteriore del credito e si vuole aprire a moratorie su accordi tra imprese e mondo bancario che abbia alla base veri businness plan di rilancio con manager nuovi.

Si vogliono aiutare l'economia con la faciltà di accesso sia nel settore imprenditoriale sia delle professione anche attraverso fondi di garanzia nazionali e territoriali.

Il rating delle imprese devono cambiare il paradigma di valutazione del credito rivedendo anche Basilea 3 in modo che si guardi la capacità di stare sul mercato e di successo più che altre qualità.

La pubblica amministrazione deve ridifinire il suo ruolo e semplificare la vita alle imprese sopratutto piccolo. In tal senso si deve andare verso la direzione del Direttiva Small Business Act pensando sempre in piccolo. In tale visione si deve prevedere adempimenti burocratici proporzionali alla grandezza dell'impresa.

La semplificazione deve esser a tutto campo ampliando l'uso del silenzio-assenso prevedendo più risorse ai controlli. Si deve fare chiarezza prevedendo nel campo di ingiene-ambiente, urbanistica-edilizia, sicurezza sul lavoro di procedimenti semplificati evitando di avere un solo front-office, ma dando chiarezza.

Nel settore civile prevedere su tutto il territorio italiano il processo telematico rendendo il stesso più veloce.

Prevedere l'Agenzia per le Imprese nel ruolo di garante aumentando i controlli.

Gli appalati devono esser riservati per il 30% alle PMI riformando la legge sugli appalti prevedendo vincoli di qualità, impatto ambientale e innovazone.

Alleanza PD e PMI.Capitale umano e formazione che è un punto importante per dendere il personale pronto alle sfide e ad una possibile riconversione. Tanti strumenti con incentivi sia per i lavoratori sia per le imprese con strumenti diversi a seconda della situazione. Si prevede inoltre innalzare l'obbligo scolastico.

Si vuole incentivare l'impresa sia per i giovani che per le donne, anche come rimpiego dei over 50 disoccupati. L'imprese e il reimpiego quindi anche con riduzione delle tariffazioni di notai/contabili e con un approccio nuovo nuovo alle crisi aziendale che guarda meno alla difesa del posto, ma che guarda alle riconversioni.

L'innovazione va sostenuta con credito di imposta alla ricerca e allo sviluppo di nuovi prodotti, servizi e processi e portando allo stesso tutte le risorse a fondo perduto ora previste. Si deve inoltre dire che fare rete è giusto anche per approcciarsi all'export e vanno previsti crediti di imposta alla creazioni di reti e ai progetti sull'export delle stesse.

Le reti vanno non solo aiutate fiscalmente, ma vanno anche promosse con accordi anche ABI che riconoscano la rete d'impresa come soggetto attivo.

L'internazionalizzazione va favorità e gli strumenti vanno riuniti a livello nazionale con la previsione anche di una cabina di regia. Va tenuta traccia delle imprese che vanno all'estero per creare un network di imprese all'estero.

Il ministero dello sviluppo economico deve promuove accordi comunitari e regionali per favorire l'internazionalizzazione.

Gli interventi di formazione linguistica, sia presenza all'estero vanno sostenuti con fondi a fondo perduto e con crediti di imposta. Va aiutata la presenza all'estero tranne la delocalizzazione produttiva. I sostegni vanno aumentati se l'intevento va fatto attraverso una rete d'impresa.

La forza di stare insieme. Va preservata la varietà presente nell'imprenditorialità italiana e ripartendo dal dettato costituzionale che parla di cooperazione con carattere di mutulità va sostenuta riconoscendole la funziona sociale sopratutto nel Mezzogiorno, ove può essere forza propulsiva nel dare possibilità di partecipazione e di costruzione di capitale sociale portando ad un cambiamento nelle comunità coinvolte.

Esistono inoltre settori, come nel caso delle cooperative sociali, ove il carattere dell'assenza di lucro e dominante. Inoltre il carattere mutuale ci ricorda con un modello che guarda alle risorse locali e alla persona. Questo ovviamente nelle cooperative autentiche che ci ricordano sempre che i mezzi per fare qualcosa possono esser diversi, ma si deve guardare sempre alla persona.

I controlli sulle cooperative devono esser rigorsi anche per preservare la cooperazione autentica da quella spuria che danneggia tutti. Purtroppo i casi nel settore esistono di un utilizzo non coperativo delle cooperative un caso su tutti Unipol. Non si deve lasciare che le cooperative spurie intacchino cosa di buono c'è nel mondo cooperativo.

Nuove professioni. Si prende atto che il modello fordista è finito e che non si può portare ad un appiattimento delle forme di lavoro e anzi va regolamentato il lavororo autonomo che è rimasto sempre nell'ombra. Si deve comunque tenere in considerazione in ciò del potere contrattuale che il lavoratore ha e che non va ridotto con le norme.

Vanno inoltre previste tutele che diano risposte a questi lavoratori senza però appiattirsi su un unico modello. Tale lavoro nella sua specificità va riconosciuto. Si guarda quindi a tutti coloro che lavorano in proprio anche alle aziende di immigrati che arrivano a 340000 e che devono esser tenute in considerazione.

L'economia verde al centro delle politiche industriali.La crisi attuale potrebbe non esser solo passeggera ma portare ad un declino produttivo che va scongiurato. Puntare sull'economia è una scommessa che le nostre imprese di ogni settore ha già abbracciato e che deve esser sostenuto da un quadro normativo stabile come previsto nel programma Industria 2015 anche per non rimanere indietro su Stati Uniti, Germania e Cina.

Investire sul risparmio energetico e su un miglior utilizzo delle risorse può inoltre essere un volano di sviluppo per il Mezzogiorno che fin'ora ha pagato un tributo ambientale forte dallo sviluppo del secolo scorso senza averne grossi benifici. Si può pensare ad un economia del Mezzogiorno basata sul turismo, l'agricoltura, sulla produzione energetica sostenibile (energetico e eolico in testa) oltre sulla riqualificazione edilizia delle aree urbane.

Investire in risparmio energetico e sulle risorse rinnovabili è una scommessa inoltre sulla ricerca che deve farci recuperare il ritardo accomulato in passato e creare un industria del settore tesa ad un miglior rapporto uomo-ambiente.

Rifiuti e legalità. E' cronico il problema dei rifiuti che sono visti come un problema da gestire non come risorsa. Si deve cambiare paradigma in modo da recuperare risorse e rispettare meglio l'ambiente. In tal senso va cercato anche nel settore degli imballaggi il minor spreco possibile.

Un spreco di risorse che si rovescia sul territorio con un inquinamento a volte eccessivo e con comportamenti che vanno puniti per evitare che il rifiuto non venga trattato come si deve e in tal modo si tolga un spazio alle mafie. Si deve in tal senso collaborare maggiormente sui controlli sui reati ambientali con norme specifiche nel campo.

Va inoltre tutelato l'ambiente da non vanno previsti mai più condoni edilizi né per violazione dei vincoli naturali e paessaggistici.

Il territorio è il nostro patrimonio. Si deve tornare a vedere il territorio come nostro patrimonio da difendere. Va evitata l'erosione e vanno usate le tecnologie per rispondere ai cambiamenti climatici. Questo anche con l'aiuto del settore agricolo primo avamposto di tutela del nostro territorio.

Vanno poi trovate le risorse per la manutenzione dello stesso ripristinando i fondi per la difesa del suolo e del contrasto al dissesto idrogeologico come anche quelli per le infrastrutture cambiando il patto di stabilità interno che ha stabili risorse correnti dia la possibilità di investire in spese di investimento sempre con attenzione al percorso sostenibile dei conti pubblici.

Patto fiscale cittadini Stato per l'ambiente. Si prevede di cambiare il fisco spostando le tasse dai lavoratori e imprese verso un modello che faccia pagare chi produce più anidride carbonica e utilizza più risorse in modo da mettere in campo comportamenti vituosi. In questo senso si vuole partecipare a livello internazionale agli incontri sul dibatti europeo e mondiale circa le imposte sulla andride carbonica legata ai prodotti.

Conclusioni. La parte dedicata all'economia e alla green economy è stata ben sviluppa forse quasi troppo senza in qualche punto arrivare a proporre in concreto come si pensa di fare e quali risorse si utilizzano.

Sul campo del lavoro e sul lavoro autonomo credo che qualche problema la coalizione di sinistra possa averlo con Vendola e la Fiom, in quanto vedo cambiamenti epocali in vista.

Nel campo ambientale molte cose positivi ovviamente non si fanno grosse come in altri campi parole circa le modalità di ricerca di risorse. Sulla tassa ambientale e sull'anidride carbonica ho qualche dubbio più forte. Se l'Europa è l'unico blocco che a firmato di nuovo Kyoto non si può rivelare tale tassazione e vincoli ambientali stringenti controproducenti per l'economia Europea a vantaggio delle altre aree?

Documentazione:

  1. pensare al piccolo per crescere alla grande;
  2. la green economy;

Mappa del programma