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martedì 4 ottobre 2022
Lettera ai clienti del Bar Sport di Andrea Caser dopo le voci diffamatorie. Alcune considerazioni generali
lunedì 14 aprile 2014
L'ENPA scrive una lettera al sindaco di Canal San Bovo sul recinto cervi di Caoria
L'ENPA ha scritto in data 11 aprile 2014 una lettera del cui testo apprendiamo grazie al comunicato stampa della stessa associazione. Come mittente della lettera il responsabile Fauna Selvatica dell'Enpa Andrea Brutti. Vi proponiamo qui il testo:
Gentile Sindaco,
apprendiamo che in località Caoria, frazione del comune di Canal San Bovo (Trento) da Lei amministrato, si realizzerà un recinto finalizzato alla detenzione di cervi, che saranno esposti al pubblico per fini “ludico-ricreativi” con l’obiettivo di attirare turisti. Tale progetto ha già sollevato numerosissime polemiche sia in rete che sulla stampa, a testimonianza di quanto i cittadini siano contrari a tale “iniziativa”.
L’Ente Nazionale Protezione Animali si unisce a queste proteste e le chiede di non procedere alla costruzione di questo recinto che, tra l’altro, non porterà turisti nella vostra terra; anzi li allontanerà.
Il territorio trentino, rimarca l'Enpa, è noto e apprezzato per essere una delle mete più ambite del turismo ambientale; per essere frequentato da escursionisti, passeggiatori e da coloro che, nel pieno rispetto della natura, osservano gli animali in libertà, come appunto i cervi. Si tratta quindi di turisti coscienziosi e consapevoli, vicini alle tematiche ambientali, e che considerano gli animali meritevole di tutela e di rispetto. Persone per nulla interessate all'esposizione “ludico-ricreativa” degli animali. Così come non lo è la stragrande maggioranza dei trentini, alla cui coscienza etica ripugna vedere animali imprigionati e sfruttati per qualsiasi scopo. Per questo ci appelliamo nuovamente a Lei, affinché possa fermare la costruzione del recinto, rispettando in tal modo la sensibilità e la volontà dei cittadini, ed evitando altresì di perdere una quota sostanziosa di turisti.
venerdì 30 agosto 2013
Femminicidio le leggi non bastano
Le violenza sulle donne è purtroppo è argomento di attualità per la frequenza che ha assunto. A volte si mette in luce molto la cronaca dei singoli casi e non si va alla radice del problema.
Il vero problema è che possiamo fare leggi sulla violenza di genere sullo stalking ma questo finisce per creare molte norme ma non affrontare veramente il fenomeno più globale: l'aumento della violenza della società.
Infatti sebbene i numerosi casi di violenza sulle donne fa sensazione esiste una violenza a tutto campo che va combattuta sia essa fisica o psicologica. Ecco perchè mi piacerebbe partire da una riflessione fatta nella lettera di Sara Benedetti sull'Adige del 24 agosto 2013 per l'input per cambiare veramente le cose. Nella sua riflessione la stessa parla di rilanciare la cultura dell'umano per l'umano. E' nella sua semplicità un idea sbalorditiva in quanto spesso si propongono molte culture ma non quella del rispetto dell'essere umano che risulta nella società attuale esser diventato spesso un mezzo per raggiungere altre cose. Non c'è quindi spesso una cultura della vera relazione ma di una relazione purchessia.
L'idea è semplice ed è educare alla relazione genuina tra essere umani tesa al rispetto dell'altro che spesso manca: si esso il vicino, la donna, lo straniero e a volte pure i bambini. L'educazione però sia nel campo adulto che nei bambini non è cosa semplice da portare avanti e richiede di investire molto sia nella scuola che nella famiglia. E' più facile spesso fermarsi alle leggi e vederla sotto un aspetto legale perchè per lo meno si toglie il problema (almeno momentaneamente) di un particolare caso, ma solo investendo nella cultura dell'essere unano per l'umano si può veramente cambiare in modo cospicuo le cose sia nel campo delle violenze di genere o di altro tipo sia nel rispetto della propria stessa persona.
Una sfida quella lanciata da Sara Bendetti che spero qualcuno che ricopre ruoli di responsabilità nella società voglia raccogliere.
giovedì 29 agosto 2013
La sfide per i cristiani e scelta libere in stato laico
Il 24 agosto appariva la lettera di don Carlo Meadri che affronta un tema importante per ogni cristiano: la difesa del Vangelo. Lo stesso prende l'Olanda come modello culturale europeo se non ci sarà una presa di coscienza e difesa dei valori cristiano da parte degli stessi. In tale paese lo stesso dice che pure le chiese sono stati riconvertite per utilizzi lontani dallo scopo originario.
Se su tale piano si può in parte condividere l'appello ai cristiani nella difesa dei valori e sull'impegno politico degli stessi anche se poi si prende più che altro di mira le leggi sull'omofobia e dei diritti delle coppie omosessuali. In tale campo lo stesso mette il luce che non ci può essere un'equiparazione nel campo del matrimonio e del'adozione da parte delle coppie gay. Vorrei in tal senso riportare l'art. 29 della Costituzione che così recita:
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa' naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio e' ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unita' familiare.
In tal senso il contratto costituzionale del 1948 sembra esser più avanti della legislazione e in tal senso lascia aperto a scelte che posso portare ad una equiparazione anche se gli articoli successivi gli articoli 30, 31 fanno riferimento alla paternità e maternità facendo riferimento a uomo e donna. Quest'impostazione mette in luce come sia più facile il discorso del matrimonio omosessuale che quello derivante all'adozione da parte coppie omosessuali.
Si evince quindi nella nostra costituzione già i germi di una direzione dei prossimi passi in tal senso e di come giustamente nel campo delle adozioni serva una ponderazione maggiore. Sembra una piccolezza ma mettere paternità e maternità nel campo costituzionale crea un freno a facili modifiche che in prima analisi porterà ad una riflessione sui termini e sull'attualità degli stessi e di come si gli stessi si conciliano con un eventuale diritto di famiglia e adozioni omosessuali.
Non solo però solo questo il tema, sebbene importante, su cui il mondo cristiano dovrà confrontarsi con altri mondi uno su tutti il fine vita sul testamento biologico oltre a molti altri. Un confronto franco e non prevalicatore come dalla lettera sembra evincere (sarei disposto cambiare idea se mi viene dimostrato che sbaglio) di una crociata per bloccare qualsiasi cambiamento. Il mondo cristiano è importante in italia ma non è l'unico e la politica deve essere anche la composizione di tutti le sensibilità mitigata dal volere dei cittadini attraverso le elezioni. Non si può in tal senso dare alla Chiesa una golden share essendo lo stato laico e lo Stato e la chiesa sono indipendenti nei rispettivi campi.
La Chiesa ha comunque un ruolo e se in tal senso lo sprono di don Carlo Meadri va in tale direzione è da ammirare. La Chiesa deve nel cristiano risvegliare i valori che spesso sono perduti solo ciò a mio avviso e non leggi può perpetrare anche in futuro i valori cristiani.
Sul tema del paesaggio e le chiese trasformate in cose molto lontane è interessante fare riferimento all'incontro del 20 giugno 2013 sul tema del Paesaggio avvenuto preso la Casa dell'Ecomuseo. In particolare è interessante l'intervento di Vittorio Ducoli in risposta a Alberto Cosner. Il paesaggio è mutevole e a parte fattori distintivi e le chiese sono anche parte della memoria storia del passato e in qualche caso anche di pregio artistico. Non è il cambiamento che si deve temere, ma bensì il non governarlo. Non governare il cambiamento prima o poi porta a contraddizioni enormi che portano a cambiamenti maggiori di quelli che si sarebbero tollerati. Questo è vero è sia a livello paesaggistico sia nei grandi temi sociali perchè quindi la Chiesa non si siede a far capire le sue posizioni senza pregiudizi per le posizioni altri per poi lasciare alle dinamiche politiche la composizione dei vari interessi? Perchè non torna al suo ruolo di sveglia in cui crede nelle persone?
domenica 17 marzo 2013
Alberto Filippi del M5S replica al direttore dell'Alto adige
Gentile Direttore,
abbiamo apprezzato il suo particolare interesse per capire il fenomeno dell'antipolitica che riguarda il nostro movimento. Il lungo intervento di Alexander Schuster, dal titolo: "Ho visto Grillo e ho capito" dubitiamo le abbia chiarito le idee, visto che non le aveva chiare nemmeno l'autore. Un suo commento a una lettera - con domande sul nostro programma - che sarebbe stato meglio rivolgere alle coalizioni che per più di vent'anni ci hanno governato - ha ricevuto la sua benedizione con l'aggiunta di una dose di demagogia e populismo rivolta a Beppe Grillo.
Se permette cercheremo di spiegarle meglio il senso della nostra attività in questo movimento. Chi non lo vive, non lo può capire.
ùMax Weber sosteneva che nessun partito può fare massa senza ricorrere al populismo, ma che il peggiore dei populismi è quello di chi sta al potere. I due partiti di massa che ci hanno governato hanno abusato di populismo e demagogia ed ora, promettendo di fare, quello che non sono mai riusciti a fare, ne rappresentano la forma peggiore. Il movimento 5 Stelle raccoglie prevalentemente cittadini delusi dalla politica ambientale dei governi, delle loro promesse di sostenibilità. I nostri attivisti sono dotati di un'ottima cultura ambientale e sociale che forma la parte sostanziale del nostro programma. Dimensioni sempre ignorate per favorire il peggior affarismo.
Nella nostra città sempre più cittadini ci chiamano per porci problematiche, già rivolte ai partiti, dai quali non hanno ottenuto nessuna risposta. Noi possiamo chiedere le dimissioni dell'Assessore all'Urbanistica e denunciare la pessima tutela del territorio a livello comunale e provinciale con tanto di prove e documentazioni, frutto della collaborazione gratuita di tecnici e della nostra fatica. Ci temono e non sanno come prenderci, ma noi continueremo a scavare e a denunciare le cose che non vanno. Questo avrebbe dovuto fare l'opposizione, che è tragicamente venuta a mancare, lasciando il paese in balia di un cesarista miliardario paranoico che ci ha trascinato in questa situazione. Non lo ha potuto fare perché era ricattabile!
Vi sono dimensioni della realtà che dominano il senso della nostra vita. Una di queste è il lavoro, sempre più totalizzante e capace di condizionare altre dimensioni: la dignità personale, la salute, il territorio, l'ambiente, la stessa pace, il tempo libero, le relazioni con l'altro, gli affetti familiari, la cultura, ecc. Dimensioni dalle quali dipende il nostro benessere.
Il lavoro è sottomesso all'economia, da una mediazione sempre più svantaggiosa, che lo riduce e lo rende più faticoso, meno sicuro e retribuito. A sua volta quest'ultima è sottoposta alla finanza, la cui filosofia è quella di re Mida, trasformare in denaro tutto ciò che tocca.
I maggiori partiti sostengono le dimensioni dominanti, quelle degli affari, Il nostro Movimento quelle sottomesse, che rappresentano la possibilità di aumentare il benessere consumando meno, ma meglio. Per noi viene prima la salute e l'ambiente e poi l'economia e la finanza che usano il ricatto del lavoro per ricavare maggiori profitti. Prima il lavoro e poi tutto il resto. L'uomo si trasforma da soggetto - ontologico in oggetto - strumento, prodotto del suo lavoro. Se perde il lavoro perde tutto, anche se stesso. Il caso Ilva è un esempio lampante di questo insopportabile dominio.
Il nostro programma è orientato in questo senso. I veri artefici della distruzione sono coloro che ci hanno governato fino ad oggi e le rovine si vedono. Noi cerchiamo solo di contrastare riparare. Le sembra antipolitica?
Alberto Filippi - Movimento 5 Stelle - Bolzanomercoledì 13 febbraio 2013
Ufficio postale la posizione del Comune di Canal San Bovo
La riorganizzazione postale ha toccato anche il Comune di Canal San Bovo e si scarica sullo stesso attraverso l'apertura a giorni alterni a Canal San Bovo. Gli altri uffici postali di Caoria e Prade sono aperti già da due anni ad orario ridotto.
Questo ha portato a proteste con raccolta anche di firme, ma se questo è lecito mi rammarica constatare che al Consiglio Comunale del 7 febbraio 2013 che trattava il problema ci fossero solo 10 persone.
Il primi contatti e la proposta. Già a dicembre il comune aveva preso contatto con Poste Italiane e solo a gennaio è stato possibile avere un incontro. Un incontro quello avvenuto che ha portato il commerciale a fare una proposta al comune: l'effettuazione della stampa degli F24 dell'IMU e sua riscossione oltre la stampa e riscossione delle fatture acquedotto. Questo servizio viene già svolto in altri modi dal comune. Sebbene allettante la proposta avrebbe portato a sborsare 3000-6000 euro annui non potendo giustificare la stessa spesa avendo già personale interno che si occupa di ciò che sarebbe in esubero e non ricollocabile. Questo affidamento non garantiva poi per sempre la mantenuta dell'ufficio postale e ciò ha portato a non assumere e non voler assumere nessun impegno di tale tipo.
La nuova lettera a Poste Italiane. Una nuova lettera verrà mandata a Poste Italiane sottolineando i disagi che tale situazione crea in connessione del già ridotta apertura degli altri uffici. Detto ciò si passa al fatto che tali servizi sono essenziali ed indispensabili per la vita con rilevanza sociale. Si parla dei problemi che anche gli anziani avrebbero.
Si tocca poi una questione interna di poste che non viene rispettata la Carta dei Valori Ambientali. La riorganizzazione dovrebbe rispettare tale carta, ma gli effetti che si avranno nella nostra zona è un aumento del traffico e penalizzazione delle attività imprenditoriali.
Si giustifica la questione del rifiuto con la spending review e e la difficoltà di giustificare l'esternalizzazione di un servizio con personale interno che già svolge lo stesso. Si fa quindi una nuova proposta.
La proposta del Comune di Canal San Bovo. Il Comune propone di aprire tutti i cinque giorni feriali spalmando diversamente l'orario di lavorativo: dalle 10 alle 13.
Per far ciò si cerca la collaborazione della Comunità di Valle nel senso del sostegno. La consigliera chiedeva perchè non si chiudeva Imer e la risposta la sindaca, Mariuccia Cemin, ce l'aveva: è stato risposto che Imer conviene.
Si è preso atto che il mondo è cambiato e poco il comune può fare contro una riorganizzazione di un'azienda privata che si muove su un mondo profondamente mutato. E' passata tale posizione all'unanimità ed è immediatamente esecutiva.
Probabilmente poi forse la riduzione di orario non fa tanto disagio se non per creare polemica con raccolta firme visto che la partecipazione alla trattazione del punto in Consiglio Comunale è stata risibile. Quindi qualsiasi cosa sia stata decisa e i risultati che porterà dovranno esser accettati.
