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giovedì 29 agosto 2013

La sfide per i cristiani e scelta libere in stato laico

Il 24 agosto appariva la lettera di don Carlo Meadri che affronta un tema importante per ogni cristiano: la difesa del Vangelo. Lo stesso prende l'Olanda come modello culturale europeo se non ci sarà una presa di coscienza e difesa dei valori cristiano da parte degli stessi. In tale paese lo stesso dice che pure le chiese sono stati riconvertite per utilizzi lontani dallo scopo originario.

Se su tale piano si può in parte condividere l'appello ai cristiani nella difesa dei valori e sull'impegno politico degli stessi anche se poi si prende più che altro di mira le leggi sull'omofobia e dei diritti delle coppie omosessuali. In tale campo lo stesso mette il luce che non ci può essere un'equiparazione nel campo del matrimonio e del'adozione da parte delle coppie gay. Vorrei in tal senso riportare l'art. 29 della Costituzione che così recita:

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come societa' naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio e' ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unita' familiare.

In tal senso il contratto costituzionale del 1948 sembra esser più avanti della legislazione e in tal senso lascia aperto a scelte che posso portare ad una equiparazione anche se gli articoli successivi gli articoli 30, 31 fanno riferimento alla paternità e maternità facendo riferimento a uomo e donna. Quest'impostazione mette in luce come sia più facile il discorso del matrimonio omosessuale che quello derivante all'adozione da parte coppie omosessuali.

Si evince quindi nella nostra costituzione già i germi di una direzione dei prossimi passi in tal senso e di come giustamente nel campo delle adozioni serva una ponderazione maggiore. Sembra una piccolezza ma mettere paternità e maternità nel campo costituzionale crea un freno a facili modifiche che in prima analisi porterà ad una riflessione sui termini e sull'attualità degli stessi e di come si gli stessi si conciliano con un eventuale diritto di famiglia e adozioni omosessuali.

Non solo però solo questo il tema, sebbene importante, su cui il mondo cristiano dovrà confrontarsi con altri mondi uno su tutti il fine vita sul testamento biologico oltre a molti altri. Un confronto franco e non prevalicatore come dalla lettera sembra evincere (sarei disposto cambiare idea se mi viene dimostrato che sbaglio) di una crociata per bloccare qualsiasi cambiamento. Il mondo cristiano è importante in italia ma non è l'unico e la politica deve essere anche la composizione di tutti le sensibilità mitigata dal volere dei cittadini attraverso le elezioni. Non si può in tal senso dare alla Chiesa una golden share essendo lo stato laico e lo Stato e la chiesa sono indipendenti nei rispettivi campi.

La Chiesa ha comunque un ruolo e se in tal senso lo sprono di don Carlo Meadri va in tale direzione è da ammirare. La Chiesa deve nel cristiano risvegliare i valori che spesso sono perduti solo ciò a mio avviso e non leggi può perpetrare anche in futuro i valori cristiani.

Sul tema del paesaggio e le chiese trasformate in cose molto lontane è interessante fare riferimento all'incontro del 20 giugno 2013 sul tema del Paesaggio avvenuto preso la Casa dell'Ecomuseo. In particolare è interessante l'intervento di Vittorio Ducoli in risposta a Alberto Cosner. Il paesaggio è mutevole e a parte fattori distintivi e le chiese sono anche parte della memoria storia del passato e in qualche caso anche di pregio artistico. Non è il cambiamento che si deve temere, ma bensì il non governarlo. Non governare il cambiamento prima o poi porta a contraddizioni enormi che portano a cambiamenti maggiori di quelli che si sarebbero tollerati. Questo è vero è sia a livello paesaggistico sia nei grandi temi sociali perchè quindi la Chiesa non si siede a far capire le sue posizioni senza pregiudizi per le posizioni altri per poi lasciare alle dinamiche politiche la composizione dei vari interessi? Perchè non torna al suo ruolo di sveglia in cui crede nelle persone?

domenica 3 febbraio 2013

Welfare secondo PD

Le politiche sociali devono saper rispondere alle sfide che il mondo ci pone davanti. Questo attraverso un welfare universalistico, il quale non faccia affidamento sulla carità, ma che sia strutturato per rispondere a tutte le categorie anche agli immigrati. Un welfare centrato sulla persona che deve esser accompagnato dallo stesso in tutto lo svolgimento della sua vita. Questo ovviamente con interventi sia statali che del privato sia sociale sia imprenditoriale.

Giovani. Il welfare deve guardare al giovane fin dalla sua nascita con un fondo alimentato da INPS, famigliari, privati in modo che esista un capitale che il giovane possa usare assieme ad un finanziamento ad hoc per poter costruirsi.

Un futuro che non si può avere senza lavoro e perciò si pensa ad un piano per l'occupazione giovanile; prevedendo inoltre dei contributi figurativi per la disoccupazione involontaria per garantire anche attraverso la fiscalità generale per dare una pensione degna, anche a chi non è riuscito a costruirsela.

Inclusione anche dei giovani disabili per una integrazione sociale educativa e lavorativa come la legge già prevede.

Si deve inoltre rilanciare per promuovere la cittadinanza responsabile attraverso la collaborazione degli Enti locali per garantire almeno 40000 giovi all'anno un esperienza occupando i posti disponibili in ogni regione. Questo anche come fattore di integrazione anche degli stranieri.

Famiglie. Le famiglie vanno sostenute con abbassamento dal 23% al 20% l'aliquota per le famiglie di reddito più basse. Vanno previste detrazioni per i figli che assorbano l'assegno famigliare prevedendo l'imposta negativa che porti a trasferimenti.

Vanno messi in campo servizi di sostegno alle famiglie come gli asili nidi potenziano anche il Fondo Nazionale degli asili nido in modo da poter potenziare il servizio relativo. Vanno poi previste buoni di servizio per accedere a servizi forniti dal privato e dal privato sociale.

Entro i 3 anni di vita va incentivato il congedo parentale con il mantenimento al 100% la retribuzione.

Si deve avere uno sguardo sui minori che ne incentivi la partecipazione attraverso livelli essenziali della prestazione che garantisca servizi anche per i nati sul suo della repubblica anche se stranieri in tutto il Paese. Si deve guardare alla Convenzione ONU diritti del fanciullo del 1989 e darne implementazione.

Si deve creare una rete di sostegno alle famiglie con disabili che guardi all'inclusione sociale con servizi anche domiciliari e tesi all'indipendenza, attraverso anche il lavoro, rasserenando così anche le famiglie di origine.

Anziani e società. Si deve incentivare un invecchiamento attivo che passi gradualmente dal lavoro alla pensione in modo da valorizzare le competenze degli anziani e dando loro servizi dedicati.

Non sempre però si ha la fortuna di invecchiare in modo autosufficiente e la non autosufficienza è un problema da affrontare. Lo si affronta potenziano il Fondo per la non autosufficienza e utilizzando i fondi integrativi attivati dall'associazionismo cooperativo e dalla contrattazione. In questo modo si possono dare prestazioni e servizi adeguati.

Donne e lavoro. Vanno previste detrazioni fiscali proporzionale a figli oltre a crediti di imposta, nel caso l'occupazione femminile sia al sud, per aiutare l'occupazione femminile.

La maternità non deve esser un disvalore e va finanziata con la fiscalità generale. La stessa deve valere ai fini pensionistici attraverso contributi figurativi.

Deve esser possibile pensare che si possa esser madre e lavoratrice con servizi di sostegno alle stesse in modo che sia possibile lavorare. Va reso obbligatorio il congedo parentale in modo da favorire l'assunzione di responsabilità del padre nella cura dei figli. Va inoltre favorita la parità di genere nel mercato del lavoro.

Il Fondo per l'imprenditoria e la formazione professionale delle lavoratrici autonome va ridefinito riqualificato e rifinanziato.

Rete integrata dei servizi sociali. Va messo ordine nella rete integrata dei servizi sociali attraverso responsabilità certe per i vari livelli di governo e l'opera del Terzo settore. Lo stato deve avere, all'interno del federalismo fiscale, il compito di programmare gli interventi in modo da definire i livelli essenziali dei servizi forniti. Questo per non arrivare ad una sperequazione tra zone ma per poter alzare il livello nelle zone ove i servizi non sono adeguati. Serve un assunzione di responsabilità e affrontare le fragilità mettendo risorse che invece attualmente sono state ridotte. E' importante il Terzo Settore, ma lo Stato e gli Enti locali non posso lasciare solo ad esso il compito di farsi carico delle fragilità.

Contrasto alla povertà. La crisi ha portato ad acquisirsi anche in strati del ceto medio la povertà. Essa va contrastata attraverso il Redditto di Solidarietà Attiva che aiuti attraverso lo stesso erogato temporaneamente dall'INPS di fare fronte a momentanee difficoltà previa la partecipazione a programmi di reinserimento lavorativo e di ricerca attiva di lavoro degli enti locali. Sarebbe a mio avviso utile migliorare i servizi di riqualificazione e di ricerca di lavoro pubblici che spesso non sono all'altezza.

Le risorse. Le risorse vanno trovate con una riorganizzazione delle spese effettuate e evitare sprechi. Va inoltre fatta una redistribuzione della tassazione dal lavoro ad altre fonti.

La conclusioni. Le risorse vanno trovate e sono solo in parte trovate prevedendo in parte riorganizzazione di spese e di tassazione spostata ad altre fonti. Serve un governo forte per far ciò e viste le riforme che andrebbero fatte e che non sono state fatte. Sarebbe ottimale avere una maggiore contezza sulle risorse sulle quali si farebbe affidamento sopratutto perchè le risorse da trovare sono cospicue.

Politiche sociali

Mappa del programma

venerdì 1 febbraio 2013

Salute secondo PD

Il settore sanitario è un settore ove si concentra una percentuale non indifferente della spesa pubblica e anche in tale settore vanno prese delle misure.

La sanità deve rimanere pubblica. Il sistema sanitario deve garantire un sistema universalistico con prestazione appropriate per quantità e qualità su tutto il territorio. Per far ciò serve la fiscalità generale che deve garantire di un settore che non può solo subire tagli. In tale ambito può esserci una collaborazione col privato, in primis il Terzo settore, ma in una logica di sussidiarietà.

Questione mezzogiorno. Esiste una questione sanitaria legata al mezzogiorno in cui persistono comportamenti non virtuosi sebbene ci siano stati commissariamenti che dovevano portare al rientro dai deficit. Si deve tornare a guardare alla Livelli essenziali di assistenza puntando su tagli non indiscriminati che portino qualità. Per far ciò si deve andare sulla responsabilità e la trasparenza della sanità meridionale spezzando legami politici e con la criminalità e riqualificando il settore.

Il federalismo che vogliamo. Il federalismo è un opportunità, ma si deve avere un livello omogeneo della sanità attraverso i nuovi Lea e della prevenzione sanitaria.

Si deve inoltre integrare e razionalizzare gli interventi sanitari e sociali e un coordinamento maggiore di quelli assistenziali per usare meglio le risorse.

Il cittadino deve poter contare sua rete dei medici famiglia e dei servizi territoriali che riporti l’ospedale alla sua funzione di cura in situazione acute e di emergenza evitando un uso improprio dello stesso.

La sanità va valutata da un organismo indipendente che ne valuti l’equità, uguaglianza, l’efficacia e efficienza del diritto alla salute da Nord a Sud. In tale senso vanno modificati i costi standard sanitari per tener conto delle realtà più disagiate.

Fuori gli affari dalla sanità e via i partiti dalle nomine. La sanità deve tenere fuori gli affari attraverso trasparenza e legalità dei suoi operatori in modo che non si arrivi ad accordi sottobanco e commistione di interessi che nulla hanno a che fare con la salute.

Tutto questo deve esser coadiuvato da una dirigenza che viene scelta con criteri e procedure di selezione chiare e trasparenti verificate da un organo indipendente. La valutazione della dirigenza va fatta attraverso i risultati raggiunti in termini di obbiettivi di salute oltre che economico-finanziari.

Sanità non palla al piede. La sanità deve esser vista come parte del nostra MADE IN ITALY. Non quindi una palla al piede che è solo fonte di spesa bensì anche di sviluppo attraverso investimenti nelle strutture, nella tecnologia e nella ricerca. Un investimento nella ricerca che può evitare la fuga di cervelli.

Confronto con gli operatori della sanità. Gli operatori sanitari devono diventare ricchezza attraverso un confronto con gli stessi che devono esser anche coinvolti nel governo clinico delle aziende sanitarie. Questo affiancando anche programmi di sviluppo della professionalità, della formazione continua, ricerca, autonomia professionale. Un confronto pressante soprattutto in vista di una carenza di figure professionali del settore.

Liste d’attesa. Un fattore di insoddisfazione dei cittadini verso la sanità sono le liste d’attesa anche per non aver dato attuazione alla previsione del 2007 di un tempo massimo assistenziali (partendo dalle emergenze) e una diversa previsione dell’intramoenia. Va poi ascoltati i cittadini, essendo la sanità per gli stessi, che devono scegliere da chi e dove farsi curare grazie ad una migliore informazione. Nella valutazione della sanità deve esser determinate negli strumenti giudizio del cittadino.

Investire su salute delle donne. “La salute delle donne è il paradigma della salute della popolazione”, dichiarazione OMS. Partendo di ciò si vuole aprire ad una medicina di genere essendo le donne sottorappresentate nei trails clinici ed essendoci accorti che esse vivono di più e usano più farmaci degli uomini. Si deve poi partire dai consultori e una rete materno infantile per aiutare le donne ad una maternità consapevole.

Garantire una vecchiaia serena e dignitosa per tutti e combattere la le fragilità. Si deve pensare a garantire una vita dignitosa ai nostri anziani, spesso non autosufficienti. La non autosufficienza per ottenere tale risultati deve essere inserita nei Livelli essenziali assistenza per poter dare una risposta uniforme sul territorio. Bisogna recuperare poi un’approccio nuovo e teso alla presa in carico delle fragilità (malattie mentali, dipendenze, disabilità. Anche l’infanzia va tenuta con attenzione partendo dalla legge sui disturbi dell’apprendimento voluta da PD.

Per interventi importanti ma non essenziali si prevede di finanziarli con i fondi integrati.

Visto che spesso tali persone vedono la solitudine come un ulteriore male e spesso hanno come compagnia gli animali di affezione, essi vanno tutelati.

Attenzione e cura a chi offre. Bisogna non solo curare, ma avere attenzione alle persone affette da malattie croniche e le loro famiglie cercando di alleviare le sofferenze e non far sentire nessuno solo. E’ stata approvata su impulso PD una legge sulla terapia del dolore e in tale direzione si deve andare trovando le risorse.

Conclusioni. Buone proposte veramente anche se in parte di difficile attuazione essendo per gran parte le competenze in materia passate alle regione e lo Stato rimasto a decidere i Livelli essenziali di assistenza.

Per il finanziamento di ulteriori prestazioni importanti si parla dei Fondi integrativi e per il resto della fiscalità generale, ma con un sistema federale e con i cittadini di una regione non disposti a pagare per colpe altrui la vedo dure un’uniformità se non quella dei Lea. Serve una qualità migliore soprattutto in alcune zone e va previsto il merito con anche allontanamento di chi non fa il proprio lavoro. Vanno fatti pagare gli errori ha chi li ha compiuti e non hai cittadini. Si parla di responsabilità da dare, ma non di accertare sui dissesti. E’ un modello che va messo alla prova alla ricerca delle risorse che solo in parte vengono indicate.

La salute in tutte le politiche

Mappa del programma