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venerdì 3 aprile 2015

Povertà, accattonaggio, disabilità conosciamo il candidato dei Verdi del Trentino alle elezioni comunali 2015 di Trento Gianpiero Robbi

Oggi conosciamo il candidato dei Verdi per le elezioni comunali 2015 di Trento Gianpiero Robbi partendo da dei temi affini a quelli presentati dallo stesso con una lettera all'Adige del 29 marzo 2015 ove parla di povertà.

Ha avuto altre esperienze politiche in passato? Io ho partecipato come candidato alle scorse elezioni provinciali per il movimento cinque stelle. Non ho mai ricoperto nessun incarico politico con nessuna formazione politica ovviamente. Per le prossime elezioni amministrative sono stato contattato dai verdi del Trentino che mi hanno dato la possibilità di presentarmi come candidato consigliere.

In una sua lettera all'Adige del 29 marzo 2015 parla di un fondo per la povertà alimentato i soldi proveniente da rinuncia dei gettoni di presenza, non sarebbe meglio incamerarli al bilancio pubblico per interventi per migliorare la condizione di tutte le persone? Non si dovrebbe la repubblica garantire l'uguaglianza delle condizioni di partenza e poi valorizzare il merito e come si inserisce tale fondo povertà in tale solco? Va bene lo stesso, a patto che questi soldi vadano effettivamente alle persone che ne hanno bisogno e non che magari ritornino indietro all'amministrazione pubblica per alimentare o per fare cose che dopo andrebbero a guastare la manovra di chi restituisce questi soldi. Ripeto, nella lettera che lei ha letto sul giornale io parlavo che questi soldi devono servire a chi ne ha effettivamente bisogno.

L'accattonaggio e l'elemosina come si può regolamentare anche in considerazione di cosa fatto a Pergine Valsugana? Come proteggere i cittadini dalle richieste pressanti di elemosina e dall'accattonaggio molesto? L'accattonaggio va contrastato, ci sono delle leggi e regolamenti comunali che vanno rispettati. Dobbiamo andare alla fonte però, cioè ai criminali che sfruttano queste persone, perché la maggior parte delle persone che fanno accattonaggio e chiedono elemosine, sono costretti da veri e propri criminali. Tutto questo deve rientrare in un progetto per la sicurezza della città dove poter intervenire su queste persone non sanzionandole ma aiutandole a venire fuori da questa situazione di abbandono inserendole magari in dei progetti di recupero finanziati proprio dai soldi restituiti da tutti i politici, parlo anche a livello provinciale ovviamente. Non ci devono essere questioni razziali, purtroppo si finisce sempre lì per una propaganda del centro destra sbagliatissima.

Come migliorare le condizioni dei disabili a Trento? Si pensa che l'attuale situazione sia buona oppure servono altre opere eliminazione di barriere architettoniche a Trento? Le barriere architettoniche vanno eliminate tutte. Anche una sola barriera rende difficile la vita per un disabile a Trento. Le condizioni di vita dei disabili si devono sempre migliorare. Non ci si deve mai fermare. Sarebbe una sconfitta per tutta la società. Non ci devono essere condizioni buone o cattive, le leggi devono essere applicate a partir dell'articolo 3 della costituzione, è molto semplice. Di certo il continuare a tagliare le risorse finanziare riservate alla disabilità non ci fa certo bene. Ma le cose cambieranno...

Il fenomeno dei falsi invalidi danneggiano agli occhi dell'opinione pubblica anche chi ha veramente una disabilità, come colpire il fenomeno? Quali proposte? I falsi invalidi sono una piaga per la nostra società. No vi è dubbio. Si parla sempre di falsi invalidi, falsi ciechi che guidano o invalidi totali che corrono senza problemi. La caccia alle streghe continua inesorabilmente e colpisce che lo è veramente. Spie, telecamere nascoste, ogni cittadino, giusto sbagliato che sia, cerca di scovare il falso invalido lacerando la privacy di quelli che non c'entrano niente. Ma chi è che rilascia la certificazione di invalidità? È molto semplice eliminare il problema, basterebbe un pochino di volontà politica che non c'è, un po' come gli evasori fiscali, ci saranno sempre perché è una volontà politica lasciarli...

sabato 13 dicembre 2014

Responsabilizzare i cittadini verso il povero: il modo di affrontare la povertà proposto dalla Caritas diocesana di Trento.

La crisi attuale sembra non vedere fine e la povertà di pari passo dilaga figlia di una disoccupazione a livelli mai visti. Accanto a ciò si notano forse più di prima i mendicanti a volte insistenti oltre a crescere l'insofferenza dei cittadini verso i migranti che per qualcuno è diventato un business, vedi Mafia Capitale, per la percezione che gli stessi ricevano di più dalle istituzione e in ciò certi compartamenti dei politici come quelli del Presidente Laura Boldrin non aiutano.

A questa situazione non sembra esserci una risposta adeguata della politica anche locale, il caso emblematico il comune di Trento, ove le contestazioni al sindaco di Trento Alessandro Andreatta vertono proprio sul fatto i non saper contrastrare il degrado.

E' di ieri il video di Paolo Primon, un cittadino di Trento, che ha visto la moglie aggredita e ne ha per il sindaco di Trento la giunta e il questore Iacobone facendo esempi del degrado.



Un sindaco che ha tentato di arginare il degrado con un regolamento almeno per i mendicanti è il sindaco di Pergine Valsugana Roberto Oss Emer. Ne parliamo col direttore della Caritas diocesana di Trento, Roberto Calzà allargando la prospettiva ad altri aspetti del tema.

Responsabilizzazione dei cittadini e regolamento di Pergine. Per quanto riguarda il regolamento di polizia urbana che tocca i mendicanti la Caritas diocesana di Trento, attraverso il suo direttore non lo contesta. Detto ciò però mette in luce che esso non da spazio di incontro tra il povero e i cittadini risolvendo la questione della povertà e della presenza del medicante esclusivamente negli aspetti di ordine pubblico e di sicurezza. Infatti il regolamento può portare il cittadino a chiamare semplicemente i vigili (sia il mendicante molesto o meno), in quanto mendicare è vietato dal regolamento non ponendosi neppure come interegire con lo stesso e magari tentare di capire come aiutarlo.

Il diritto del cittadino a non venire molestato dai mendicanti. Il direttore contesta il fattto che tuti i mendicanti siano inisisteenti e comunque non si può fare a finta che non esistono fanno parte del nostro mondo. Non si può inoltre vivere sotto una campana di vetro di regolamenti che creano una realtà ideale. Sebbene le fasce più deboli tra cui anziani vanno tutelate si deve creare una mentalità della solidarietà nuova offrendo al cittadino la possibilità di dare risposte alternative elemosina: servizi, opportunità, no soldi in mano ma acquisto di cibo, etc.

Da un punto di vista ideale si dovrebbe crescere come comunità che affronta tale fenomeno decidendo assieme la risposta migliore da dare: offrire la colazione? Inviare alla Caritas? Dare un buono spesa? Fare un punto di assistenza dedicato? Tale soluzione viene vista dallo stesso la miglio in quanto dando una risposta coerente al fenomeno e si toglierebbe al mendicante molesta il ricontro economico evitando che ciò diventi un lavoro.

L'immigrazione e l'aumento della povertà e dei mendicanti. Non si può ad avviso del direttore fare l'equazione che l'immigrazione sia l'unico elemento dell'aumento dei mendicanti anche se un aumento dovuto agli stessi ci può essere stato. Non si deeve dimenticare che manca lavoro per tutti e spesso gli immigrati sono i primi a perderlo e per molti è difficile e molto doloroso tornare a casa (spesso erano l’unico sostentamento della famiglia, vorrebbe dire ammettere un fallimento).

Le affermazione da parti di esponenti politici a loro uso consumo sono esplosive in quanto trattano i profughi peggio dei delinquenti solo per il fatto che sono fuggiti da paesi in guerra o alla fame (ci sono alcuni Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia che Amnesty International giudica dei “lager”) o che per molti di loro la richiesta di asilo abbia tempi biblici (oltre al fatto che per i primi sei mesi non possono lavorare) o che la gestione delle prefetture e degli enti locali lasci a volte desiderare (un mio collega di una diocesi veneta ha incontrato 90 sindaci della provincia e, oltre ad essere stato insultato da alcuni esponenti leghisti, non ha trovato un solo sindaco disponibile ad accogliere un rifugiato nel suo comune).

Proposte della Caritas per combattere la povertà La povertà è un fenomeno complesso che ha tante facce materiali e non. Questa lunga crisi dovrebbe insegnarci a sostenerci di più, a volerci più bene e ad aiutare chi, vicino a noi, è meno fortunato.

I ragionamenti, secondo il direttore, sarebbero poi complessi sull'occupazione – che è l’elemento che più acuisce la povertà – che non è semplice fare. La Caritas, tramite il progetto Ridare Speranza, ha provato a dare uno spazio di ripresa a oltre 50 lavoratori (per qualche mese, massimo sei) che hanno fatto un percorso con risultati che possiamo definire molto buoni (una decina si sono ricollocati nel mercato) e abbiamo scoperto che anche tramite piccole opportunità si può evitare la depressione, la sfiducia e la vera emarginazione. E’ un piccolo segno, un modo tra i tanti.

Purtroppo non abbiamo sfruttato questa crisi per essere un po’ più sobri, un po’ più accorti (se si guarda ai mercatini di Natale sembra che la crisi non esista!), magari più solidali, sperando solo che passi. In Trentino forse sarà così, ma non certo in altre parti di Italia, che guardano a noi come una isola felice (e anche per questo molti arrivano qui) che forse non è più.

domenica 3 febbraio 2013

Welfare secondo PD

Le politiche sociali devono saper rispondere alle sfide che il mondo ci pone davanti. Questo attraverso un welfare universalistico, il quale non faccia affidamento sulla carità, ma che sia strutturato per rispondere a tutte le categorie anche agli immigrati. Un welfare centrato sulla persona che deve esser accompagnato dallo stesso in tutto lo svolgimento della sua vita. Questo ovviamente con interventi sia statali che del privato sia sociale sia imprenditoriale.

Giovani. Il welfare deve guardare al giovane fin dalla sua nascita con un fondo alimentato da INPS, famigliari, privati in modo che esista un capitale che il giovane possa usare assieme ad un finanziamento ad hoc per poter costruirsi.

Un futuro che non si può avere senza lavoro e perciò si pensa ad un piano per l'occupazione giovanile; prevedendo inoltre dei contributi figurativi per la disoccupazione involontaria per garantire anche attraverso la fiscalità generale per dare una pensione degna, anche a chi non è riuscito a costruirsela.

Inclusione anche dei giovani disabili per una integrazione sociale educativa e lavorativa come la legge già prevede.

Si deve inoltre rilanciare per promuovere la cittadinanza responsabile attraverso la collaborazione degli Enti locali per garantire almeno 40000 giovi all'anno un esperienza occupando i posti disponibili in ogni regione. Questo anche come fattore di integrazione anche degli stranieri.

Famiglie. Le famiglie vanno sostenute con abbassamento dal 23% al 20% l'aliquota per le famiglie di reddito più basse. Vanno previste detrazioni per i figli che assorbano l'assegno famigliare prevedendo l'imposta negativa che porti a trasferimenti.

Vanno messi in campo servizi di sostegno alle famiglie come gli asili nidi potenziano anche il Fondo Nazionale degli asili nido in modo da poter potenziare il servizio relativo. Vanno poi previste buoni di servizio per accedere a servizi forniti dal privato e dal privato sociale.

Entro i 3 anni di vita va incentivato il congedo parentale con il mantenimento al 100% la retribuzione.

Si deve avere uno sguardo sui minori che ne incentivi la partecipazione attraverso livelli essenziali della prestazione che garantisca servizi anche per i nati sul suo della repubblica anche se stranieri in tutto il Paese. Si deve guardare alla Convenzione ONU diritti del fanciullo del 1989 e darne implementazione.

Si deve creare una rete di sostegno alle famiglie con disabili che guardi all'inclusione sociale con servizi anche domiciliari e tesi all'indipendenza, attraverso anche il lavoro, rasserenando così anche le famiglie di origine.

Anziani e società. Si deve incentivare un invecchiamento attivo che passi gradualmente dal lavoro alla pensione in modo da valorizzare le competenze degli anziani e dando loro servizi dedicati.

Non sempre però si ha la fortuna di invecchiare in modo autosufficiente e la non autosufficienza è un problema da affrontare. Lo si affronta potenziano il Fondo per la non autosufficienza e utilizzando i fondi integrativi attivati dall'associazionismo cooperativo e dalla contrattazione. In questo modo si possono dare prestazioni e servizi adeguati.

Donne e lavoro. Vanno previste detrazioni fiscali proporzionale a figli oltre a crediti di imposta, nel caso l'occupazione femminile sia al sud, per aiutare l'occupazione femminile.

La maternità non deve esser un disvalore e va finanziata con la fiscalità generale. La stessa deve valere ai fini pensionistici attraverso contributi figurativi.

Deve esser possibile pensare che si possa esser madre e lavoratrice con servizi di sostegno alle stesse in modo che sia possibile lavorare. Va reso obbligatorio il congedo parentale in modo da favorire l'assunzione di responsabilità del padre nella cura dei figli. Va inoltre favorita la parità di genere nel mercato del lavoro.

Il Fondo per l'imprenditoria e la formazione professionale delle lavoratrici autonome va ridefinito riqualificato e rifinanziato.

Rete integrata dei servizi sociali. Va messo ordine nella rete integrata dei servizi sociali attraverso responsabilità certe per i vari livelli di governo e l'opera del Terzo settore. Lo stato deve avere, all'interno del federalismo fiscale, il compito di programmare gli interventi in modo da definire i livelli essenziali dei servizi forniti. Questo per non arrivare ad una sperequazione tra zone ma per poter alzare il livello nelle zone ove i servizi non sono adeguati. Serve un assunzione di responsabilità e affrontare le fragilità mettendo risorse che invece attualmente sono state ridotte. E' importante il Terzo Settore, ma lo Stato e gli Enti locali non posso lasciare solo ad esso il compito di farsi carico delle fragilità.

Contrasto alla povertà. La crisi ha portato ad acquisirsi anche in strati del ceto medio la povertà. Essa va contrastata attraverso il Redditto di Solidarietà Attiva che aiuti attraverso lo stesso erogato temporaneamente dall'INPS di fare fronte a momentanee difficoltà previa la partecipazione a programmi di reinserimento lavorativo e di ricerca attiva di lavoro degli enti locali. Sarebbe a mio avviso utile migliorare i servizi di riqualificazione e di ricerca di lavoro pubblici che spesso non sono all'altezza.

Le risorse. Le risorse vanno trovate con una riorganizzazione delle spese effettuate e evitare sprechi. Va inoltre fatta una redistribuzione della tassazione dal lavoro ad altre fonti.

La conclusioni. Le risorse vanno trovate e sono solo in parte trovate prevedendo in parte riorganizzazione di spese e di tassazione spostata ad altre fonti. Serve un governo forte per far ciò e viste le riforme che andrebbero fatte e che non sono state fatte. Sarebbe ottimale avere una maggiore contezza sulle risorse sulle quali si farebbe affidamento sopratutto perchè le risorse da trovare sono cospicue.

Politiche sociali

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