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lunedì 6 luglio 2015

Profughi in Primiero: domani giornata informativa

Il tema dei profughi tiene banco, sebbene oscurato al momento dalla crisi della Grecia, in ogni livello istituzionale. Di questo tema si occuperà la serata informativa intitolata L'accoglienza dei profughi a Primiero" che si terrà presso la Sala Negrelli della Comunità di Primiero domani 7 luglio 2015 ore 20.30 cercando di dare tutte le risposte possibili.

Allo stato come l'Associazione Trame e Terra informa non esistono sul territorio del Primiero e Vanoi nessun richiedente asilo, sebbene nei prossimi mesi si sarà chiamati accogliere, proporzionalmente al numero dei residenti sul territorio, un gruppo di 8-10 persone nei prossimi mesi.

L'integrazione dell'immigrato in Primiero. Per favorire l'integrazione dei immigrati si è organizzato nei primi mesi del 2015 un corso di italiano finalizzato all'ottenimento del permesso di soggiorno CE di lungo periodo. Allo stesso possono partecipare solo le persone extracomunitarie che sono una parte limitata degli immigrati e che quindi vede una difficoltà iscritti. Le difficoltà nel trovare iscritti è poi dovuta anche alla difficoltà di far circolare l'informazione nei giusti canali. Dopo però un momento di incertezza il corso è riuscito a partire con un ottimo esito sia come partecipanti che motivazione. Il corso è stato finanziato con Fondi Europei, progetto For.it 3).

mercoledì 28 gennaio 2015

Ospedale Ala e utilizzo di un piano per ospitare i profughi in un piano dello stesso

L'Ospedale di Ala è uno degli ospedali della provincia di Trento e che quindi è all'interno della riorganizzazione sanitaria. Scopriamo l'attuale situazione dell'ospedale grazie al vicensindaco di Ala Paolo Mondini che aveva proposto provocatoriamente di utilizzare un piano libero per ospitare i profughi.

L'attuale situazione dell'ospedale. Il presidio sanitario di Ala, che dipende dall’Ospedale civico di Rovereto, ospita ed eroga oggi i seguenti servizi:

  • Servizio Prelievi, Servizi amministrativi di cassa e segreteria.
  • Ambulatori specialistici di : Cardiologia, Ginecologia, Neurologia, Oculistica, Odontoiatria, Urologia, Dermatologia, Fisiatria (prevalentemente 2 appuntamenti settimanali)
  • Una Unità Operativa di Medicina Fisica e Riabilitazione in regime di Day Hospital.
  • Un Centro Terapeutico Residenziale ( 24 ore su 24) per la Riabilitazione psichiatrica.

Le modifiche previste dal protocollo del 2013. Il protocollo sottoscritto in data il 9 settembre 2013 dalla Provincia Autonoma di Trento, dalla Azienda Sanitaria, dai Comuni di Ala e di Avio e dalla Comunità della Vallagarina, ed approvato con deliberazione dei Consigli Comunali di Ala e di Avio e della Giunta Provinciale, rileva la situazione attuale, valuta i dati di attività e definisce una proposta di riorganizzazione, in relazione al quadro complessivo della sanità trentina, che prevede in sintesi:

  • la modifica dell’assetto organizzativo della medicina generale verso un modello di medicina di gruppo (presenza dei medici di base nella struttura);
  • la riorganizzazione del Servizio di Fisioterapia per interni ed esterni;
  • l’attivazione di 20 posti letto a sostegno della domiciliarità e della fragilità (posti di sollievo in particolare per fascia anziana);
  • l’attivazione di 20 posti letto di RSA;
  • l’attivazione di 5 posti di “sollievo” presso la RSA di Avio;
  • la riorganizzazione dell’attività specialistica ambulatoriale in stretta connessione con l’Ospedale di Rovereto;
  • la revisione dell’utilizzo dell’ambulatorio di primo intervento (di fatto la chiusura dello stesso);
  • l’attivazione di un P.U.A. (punto unico di accesso);
  • l’unificazione dei Centri Diurni di Ala e Avio e Centro Servizi di Ala e la loro collocazione all'interno della struttura;
  • l’organizzazione della presenza nella struttura dei servizi socio-assistenziali della Comunità;

I profughi all'ospedale di Ala proposta provocatoria. Nessuna proposta formale è stata avanzata dal Comune all'Assessorato alla Sanità. La mia è stata una proposta personale e dichiaratamente provocatoria, tesa anche a denunciare il ritardo e il silenzio della PAT in merito alla attuazione del protocollo. Ritenevo e dichiaravo che se i rapporti fossero stati chiari, anche a fronte di comprensibili difficoltà o ritardi nell'avvio della riorganizzazione prevista dal protocollo, in ragione del complessivo riordino del sistema sanitario provinciale oggi in corso, la struttura dell’Ospedale, disponendo di almeno un piano libero e in quanto di proprietà della PAT, avrebbe potuto esser utilizzata, almeno temporaneamente, per accoglier un certo numero di profughi, meglio tra l’altro che nella struttura di Ronchi.

Il Comune di Ala è stato interessato del problema in relazione al possibile utilizzo di una struttura di proprietà della PAT, denominata “Handicamp” , situata nella frazione montana di Ronchi. Il Comune ha chiesto che in merito fosse interpellata l’Associazione che da sempre gestisce quella struttura e si tenesse conto dell’impatto sulla popolazione (costituita, in periodo invernale, da ca. 60 persone, per lo più anziane) e della collocazione isolata della frazione stessa. La proposta per ospitare ca. 20 profughi per un periodo limitato di tempo (fino a fine marzo 2015) ha sollevato contrarietà tra la popolazione e a quel punto non è stata più presa in considerazione dalla PAT. Il Comune di Ala non dispone per altro e nell'immediato di altre soluzioni.

I costi dell'accoglienza e per quanto si è disposti di accogliere a Ala. L’accoglienza ai profughi è gestita e garantita con proprie risorse dallo Stato che delega alle Regioni o, nel nostro caso, alla Provincia gli aspetti organizzativi-gestionali. La proposta avanzata per la nostra realtà faceva riferimento all'emergenza freddo e quindi ad un periodo limitati di alcuni mesi.

sabato 13 dicembre 2014

Responsabilizzare i cittadini verso il povero: il modo di affrontare la povertà proposto dalla Caritas diocesana di Trento.

La crisi attuale sembra non vedere fine e la povertà di pari passo dilaga figlia di una disoccupazione a livelli mai visti. Accanto a ciò si notano forse più di prima i mendicanti a volte insistenti oltre a crescere l'insofferenza dei cittadini verso i migranti che per qualcuno è diventato un business, vedi Mafia Capitale, per la percezione che gli stessi ricevano di più dalle istituzione e in ciò certi compartamenti dei politici come quelli del Presidente Laura Boldrin non aiutano.

A questa situazione non sembra esserci una risposta adeguata della politica anche locale, il caso emblematico il comune di Trento, ove le contestazioni al sindaco di Trento Alessandro Andreatta vertono proprio sul fatto i non saper contrastrare il degrado.

E' di ieri il video di Paolo Primon, un cittadino di Trento, che ha visto la moglie aggredita e ne ha per il sindaco di Trento la giunta e il questore Iacobone facendo esempi del degrado.



Un sindaco che ha tentato di arginare il degrado con un regolamento almeno per i mendicanti è il sindaco di Pergine Valsugana Roberto Oss Emer. Ne parliamo col direttore della Caritas diocesana di Trento, Roberto Calzà allargando la prospettiva ad altri aspetti del tema.

Responsabilizzazione dei cittadini e regolamento di Pergine. Per quanto riguarda il regolamento di polizia urbana che tocca i mendicanti la Caritas diocesana di Trento, attraverso il suo direttore non lo contesta. Detto ciò però mette in luce che esso non da spazio di incontro tra il povero e i cittadini risolvendo la questione della povertà e della presenza del medicante esclusivamente negli aspetti di ordine pubblico e di sicurezza. Infatti il regolamento può portare il cittadino a chiamare semplicemente i vigili (sia il mendicante molesto o meno), in quanto mendicare è vietato dal regolamento non ponendosi neppure come interegire con lo stesso e magari tentare di capire come aiutarlo.

Il diritto del cittadino a non venire molestato dai mendicanti. Il direttore contesta il fattto che tuti i mendicanti siano inisisteenti e comunque non si può fare a finta che non esistono fanno parte del nostro mondo. Non si può inoltre vivere sotto una campana di vetro di regolamenti che creano una realtà ideale. Sebbene le fasce più deboli tra cui anziani vanno tutelate si deve creare una mentalità della solidarietà nuova offrendo al cittadino la possibilità di dare risposte alternative elemosina: servizi, opportunità, no soldi in mano ma acquisto di cibo, etc.

Da un punto di vista ideale si dovrebbe crescere come comunità che affronta tale fenomeno decidendo assieme la risposta migliore da dare: offrire la colazione? Inviare alla Caritas? Dare un buono spesa? Fare un punto di assistenza dedicato? Tale soluzione viene vista dallo stesso la miglio in quanto dando una risposta coerente al fenomeno e si toglierebbe al mendicante molesta il ricontro economico evitando che ciò diventi un lavoro.

L'immigrazione e l'aumento della povertà e dei mendicanti. Non si può ad avviso del direttore fare l'equazione che l'immigrazione sia l'unico elemento dell'aumento dei mendicanti anche se un aumento dovuto agli stessi ci può essere stato. Non si deeve dimenticare che manca lavoro per tutti e spesso gli immigrati sono i primi a perderlo e per molti è difficile e molto doloroso tornare a casa (spesso erano l’unico sostentamento della famiglia, vorrebbe dire ammettere un fallimento).

Le affermazione da parti di esponenti politici a loro uso consumo sono esplosive in quanto trattano i profughi peggio dei delinquenti solo per il fatto che sono fuggiti da paesi in guerra o alla fame (ci sono alcuni Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia che Amnesty International giudica dei “lager”) o che per molti di loro la richiesta di asilo abbia tempi biblici (oltre al fatto che per i primi sei mesi non possono lavorare) o che la gestione delle prefetture e degli enti locali lasci a volte desiderare (un mio collega di una diocesi veneta ha incontrato 90 sindaci della provincia e, oltre ad essere stato insultato da alcuni esponenti leghisti, non ha trovato un solo sindaco disponibile ad accogliere un rifugiato nel suo comune).

Proposte della Caritas per combattere la povertà La povertà è un fenomeno complesso che ha tante facce materiali e non. Questa lunga crisi dovrebbe insegnarci a sostenerci di più, a volerci più bene e ad aiutare chi, vicino a noi, è meno fortunato.

I ragionamenti, secondo il direttore, sarebbero poi complessi sull'occupazione – che è l’elemento che più acuisce la povertà – che non è semplice fare. La Caritas, tramite il progetto Ridare Speranza, ha provato a dare uno spazio di ripresa a oltre 50 lavoratori (per qualche mese, massimo sei) che hanno fatto un percorso con risultati che possiamo definire molto buoni (una decina si sono ricollocati nel mercato) e abbiamo scoperto che anche tramite piccole opportunità si può evitare la depressione, la sfiducia e la vera emarginazione. E’ un piccolo segno, un modo tra i tanti.

Purtroppo non abbiamo sfruttato questa crisi per essere un po’ più sobri, un po’ più accorti (se si guarda ai mercatini di Natale sembra che la crisi non esista!), magari più solidali, sperando solo che passi. In Trentino forse sarà così, ma non certo in altre parti di Italia, che guardano a noi come una isola felice (e anche per questo molti arrivano qui) che forse non è più.