sabato 13 dicembre 2014

Responsabilizzare i cittadini verso il povero: il modo di affrontare la povertà proposto dalla Caritas diocesana di Trento.

La crisi attuale sembra non vedere fine e la povertà di pari passo dilaga figlia di una disoccupazione a livelli mai visti. Accanto a ciò si notano forse più di prima i mendicanti a volte insistenti oltre a crescere l'insofferenza dei cittadini verso i migranti che per qualcuno è diventato un business, vedi Mafia Capitale, per la percezione che gli stessi ricevano di più dalle istituzione e in ciò certi compartamenti dei politici come quelli del Presidente Laura Boldrin non aiutano.

A questa situazione non sembra esserci una risposta adeguata della politica anche locale, il caso emblematico il comune di Trento, ove le contestazioni al sindaco di Trento Alessandro Andreatta vertono proprio sul fatto i non saper contrastrare il degrado.

E' di ieri il video di Paolo Primon, un cittadino di Trento, che ha visto la moglie aggredita e ne ha per il sindaco di Trento la giunta e il questore Iacobone facendo esempi del degrado.



Un sindaco che ha tentato di arginare il degrado con un regolamento almeno per i mendicanti è il sindaco di Pergine Valsugana Roberto Oss Emer. Ne parliamo col direttore della Caritas diocesana di Trento, Roberto Calzà allargando la prospettiva ad altri aspetti del tema.

Responsabilizzazione dei cittadini e regolamento di Pergine. Per quanto riguarda il regolamento di polizia urbana che tocca i mendicanti la Caritas diocesana di Trento, attraverso il suo direttore non lo contesta. Detto ciò però mette in luce che esso non da spazio di incontro tra il povero e i cittadini risolvendo la questione della povertà e della presenza del medicante esclusivamente negli aspetti di ordine pubblico e di sicurezza. Infatti il regolamento può portare il cittadino a chiamare semplicemente i vigili (sia il mendicante molesto o meno), in quanto mendicare è vietato dal regolamento non ponendosi neppure come interegire con lo stesso e magari tentare di capire come aiutarlo.

Il diritto del cittadino a non venire molestato dai mendicanti. Il direttore contesta il fattto che tuti i mendicanti siano inisisteenti e comunque non si può fare a finta che non esistono fanno parte del nostro mondo. Non si può inoltre vivere sotto una campana di vetro di regolamenti che creano una realtà ideale. Sebbene le fasce più deboli tra cui anziani vanno tutelate si deve creare una mentalità della solidarietà nuova offrendo al cittadino la possibilità di dare risposte alternative elemosina: servizi, opportunità, no soldi in mano ma acquisto di cibo, etc.

Da un punto di vista ideale si dovrebbe crescere come comunità che affronta tale fenomeno decidendo assieme la risposta migliore da dare: offrire la colazione? Inviare alla Caritas? Dare un buono spesa? Fare un punto di assistenza dedicato? Tale soluzione viene vista dallo stesso la miglio in quanto dando una risposta coerente al fenomeno e si toglierebbe al mendicante molesta il ricontro economico evitando che ciò diventi un lavoro.

L'immigrazione e l'aumento della povertà e dei mendicanti. Non si può ad avviso del direttore fare l'equazione che l'immigrazione sia l'unico elemento dell'aumento dei mendicanti anche se un aumento dovuto agli stessi ci può essere stato. Non si deeve dimenticare che manca lavoro per tutti e spesso gli immigrati sono i primi a perderlo e per molti è difficile e molto doloroso tornare a casa (spesso erano l’unico sostentamento della famiglia, vorrebbe dire ammettere un fallimento).

Le affermazione da parti di esponenti politici a loro uso consumo sono esplosive in quanto trattano i profughi peggio dei delinquenti solo per il fatto che sono fuggiti da paesi in guerra o alla fame (ci sono alcuni Centri di Identificazione ed Espulsione in Italia che Amnesty International giudica dei “lager”) o che per molti di loro la richiesta di asilo abbia tempi biblici (oltre al fatto che per i primi sei mesi non possono lavorare) o che la gestione delle prefetture e degli enti locali lasci a volte desiderare (un mio collega di una diocesi veneta ha incontrato 90 sindaci della provincia e, oltre ad essere stato insultato da alcuni esponenti leghisti, non ha trovato un solo sindaco disponibile ad accogliere un rifugiato nel suo comune).

Proposte della Caritas per combattere la povertà La povertà è un fenomeno complesso che ha tante facce materiali e non. Questa lunga crisi dovrebbe insegnarci a sostenerci di più, a volerci più bene e ad aiutare chi, vicino a noi, è meno fortunato.

I ragionamenti, secondo il direttore, sarebbero poi complessi sull'occupazione – che è l’elemento che più acuisce la povertà – che non è semplice fare. La Caritas, tramite il progetto Ridare Speranza, ha provato a dare uno spazio di ripresa a oltre 50 lavoratori (per qualche mese, massimo sei) che hanno fatto un percorso con risultati che possiamo definire molto buoni (una decina si sono ricollocati nel mercato) e abbiamo scoperto che anche tramite piccole opportunità si può evitare la depressione, la sfiducia e la vera emarginazione. E’ un piccolo segno, un modo tra i tanti.

Purtroppo non abbiamo sfruttato questa crisi per essere un po’ più sobri, un po’ più accorti (se si guarda ai mercatini di Natale sembra che la crisi non esista!), magari più solidali, sperando solo che passi. In Trentino forse sarà così, ma non certo in altre parti di Italia, che guardano a noi come una isola felice (e anche per questo molti arrivano qui) che forse non è più.

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