Visualizzazione post con etichetta considerazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta considerazioni. Mostra tutti i post

sabato 1 giugno 2013

Luca Zeni si infrange su Olivi

Il partito democratico non ha concesso le primarie aperte e proporrà il candidato Olivi scelto dall'assemblea provinciale composta da 68 persone. In tal modo si sono cambiate in corsa le regole del gioco sconfessando le primarie. Il candidato Luca Zeni ecco come come valuta tale scelta.

Il tradimento dello strumento delle primarie motivazioni. n Trentino le primarie per la Presidenza della Provincia - quelle vere, dove i cittadini possono scegliere liberamente, tra proposte diverse, quale direzione sia meglio per il Trentino - non ci saranno.

Troppo rischiose, perché l’esito non è controllabile. I trentini avrebbero potuto scegliere una proposta diversa da quella precostituita, come insegnano le esperienze di Milano con Pisapia, di Firenze con Renzi, o di Genova con Doria.

Da quando faccio politica mi sono sempre battuto perché ci fosse un partito aperto, inclusivo, innovativo, dove le persone possano riconoscersi al di là della loro provenienza. Un partito di centrosinistra, che sia davvero al servizio del Trentino (e del Paese), non è quello chiuso che rappresenta gli interessi di categoria, ma quello che punti a rappresentare tutta la società, possegga una visione d’insieme, sappia far crescere impresa e lavoro, giovani e anziani, uomini e donne.

Per questo primarie aperte - capaci di coinvolgere i cittadini sulle scelte che riguarderanno il loro futuro, la politica economica, il turismo, il ruolo dell’ente pubblico nella società, l’istruzione, l’autonomia del Trentino – sarebbero state necessarie: non solo per far crescere il Pd, ma soprattutto per far crescere il Trentino.

La candidatura di Olivi. Non è andata così, ed alla fine il candidato del Partito Democratico sarà nominato dall’assemblea provinciale, un organismo di 68 persone. La scelta non sarà presa dai cittadini, come previsto dalle regole e dallo spirito del PD: non possiamo che prendere atto che è stato cambiato in corsa il campo di gioco.

L'impegno politico. Per questo con centinaia di persone di ogni zona del Trentino abbiamo dato vita a una esperienza come “START! Metti in moto il Trentino”: oggi dobbiamo prendere atto della delusione nei confronti della politica, e della difficoltà di coinvolgere i cittadini dentro la militanza partitica, e luoghi di discussione aperti possono rendere più facile una partecipazione ampia, che porti con più facilità idee e proposte innovative e approfondite. Anche in questo caso il risultato non è solo far crescere il Pd, ma soprattutto far crescere il Trentino.

Ho deciso di rimanere coerente con quelle regole e quello spirito, e quindi oggi ho annunciato di non presentare la mia candidatura, per non prestarmi a un gioco diverso rispetto a quello in cui credo.

Non posso che prenderne atto.

Sul futuro voglio essere chiaro.

Continuerò a lavorare perché anche dentro gli organi del PD del Trentino divenga maggioranza – come già lo è già tra i suoi elettori e nella gran parte dei cittadini – la linea di coloro che desiderano un Trentino capace di guardare in avanti, partendo dai tanti punti di forza che ci sono, ma che sappia farlo senza nascondersi le criticità che divengono ogni giorno più evidenti. In un mondo in continua evoluzione una politica responsabile deve avere il coraggio di innovarsi e saper proporre sempre nuove soluzioni, perché limitarsi a guardare indietro, rivendicando le cose buone fatte sinora, oggi, purtroppo, non è più sufficiente.

Pur ritenendolo un grave errore, non potrò che rimettermi alle decisioni che prenderà la dirigenza del partito in ordine al percorso di avvicinamento alle prossime elezioni provinciali, ed a possibili primarie chiuse di coalizione, con la forte speranza e l’auspicio che gli elettori sappiano essere pazienti e migliori dei loro dirigenti.

Ringraziamenti. Ringrazio le tantissime persone che condividono una visione di Trentino aperto e dinamico e che anche in questi giorni mi hanno fatto arrivare considerazioni e sostegno con telefonate, messaggi, e-mail. Grazie perché sentire sostegno e calore è quello che fornisce l’energia necessaria anche quando le vecchie logiche rischiano di far prevalere la voglia di “allinearsi”. Chiedo scusa a chi non ho ancora risposto, lo farò al più presto, ma siete stati davvero tanti.

lunedì 30 aprile 2012

Considerazioni sul referendum sulle Comunità di Valle

Trento. I risultati del referendum arriveranno domani e ci diranno chi avrebbe vinto tra l'abrogazione delle Comunità di Valle e chi le sostiene, ma sarà un risultato inutile.

Inutile il risultato di domani dopo il responso delle urne sull'affluenza, perché la stessa condanna il referendum alla nullità. Una nullita dovuta a molti fattori primi fra tutti di una scarsa pubblicità delle ragioni del si. Non che chi era per il mantenimento abbia saputo dire il perché le Comunità di Valle siano utili, ma si è trincerato anche attraverso le affermazioni di Dellai sul non voto. C'è chi ha pure detto che un'abrogazione delle Comunità di Valle riportava ai Comprensori, ma questa era una realtà irrealistica.

Si è evitato il confronto non cercandolo in modo di spiegare un quesito che si riteneva troppo complesso per lasciarlo alla popolazione e si è finito per perdere. Si per perdere, perchè con il fallimento di questo referendum non ha perso solo la Lega ma tutti, in quanto ha vinto solo il partito dell'astensionismo. Se un presidente della Provincia e una maggioranza aveva temi giusti per sostenere le comunità doveva non nascondersi con l'astensionismo e indicare (motivandolo) il voto conseguente il NO.

Il partito dell'astensionismo. Tale partito a totalizzato con il 72,63% quasi i due terzi degli aventi diritto; una maggioranza questa utile perfino per modificare la costituzione repubblicana se ci fosse in parlamento. Le Comunità sono salve, ma questo voto hanno fatto emerge se in connessione con le elezioni dei rappresentanti nelle Comunità di Valle su tali enti c'è perfetto disinteresse.

Non è solo il disinteresse però a portare a tale maggioranza, ma forse nella nostra provincia esistono interessi molto forti che remano contro tale referendum. Gli interessi forti sono dovuti ai vari amministratori e dipendenti pubblici, i quali molto numerosi occupano tali enti. E' innegabile se guardiamo ai settori importanti della nostra provincia che ha livello anche di dipendenti, il settore più importante in città e sopratutto nelle valli, sia il settore pubblico e che su esso ruoti spesso tutta l'economia di qualche zona.

Il nodo del quorum. Il quorum è un'arma non solo per dare forza al risultato referendario, ma anche per far in modo che i partiti che vorrebbero far votare no abbiano due possibilità di vittoria. Il quorum andrebbe tolto in modo da obbligare i partiti ad esprimersi e sostenere le loro idee con argomenti forti. Se sono sicuro di una riforma la sostengo e non con ciò che si è sentito "bisogna aspettare che vadano a regime", ma con i benefici che le stesse portano.

Mi si dirà, sull'acqua e nucleare referendum nazionali il quorum non è stato di ostacolo. E' normale che su temi di così grande spessore e che hanno avuto quel battage mediatico che c'è stato abbiano movimentato le persone a votare. I sentori di una vittoria schiacciante del si in quei casi ha movimentato anche il no e ciò ha aiutato il superamento del quorum. Se questo è vero vorrà dire che tutto ciò che non tocca sulla pelle della gente non ha valore referendario e con tutto rispetto l'organizzazione interna degli enti e gli ordinamenti degli stessi non sono temi sentiti. O si toglie il quorum o su tale temi tanto vale mettere una pietra sopra e non proporre più referendum.

La perdita di credibilità dello strumento referendario. C'è da dire che anche tale tema può aver influito e aver portato al fallimento dello strumento referendario. Sebbene ci sono stati esempi recenti di sorpasso del quorum come nel caso dell'acqua e del nucleare spesso non si è raggiunto. Anche nel caso di raggiungimento del quorum i risultati ottenuti sono scarsi, in quanto se nel caso del nucleare semplicemente non si è riattivato il percorso verso lo stesso nel caso dell'acqua nulla è stato fatto. La gestione viene in molti casi fatta ancora attraverso aziende private o a maggioranza pubblica ma di diritto privato. La vera gestione pubblica sarebbe stata dandola in mano ai comuni, ma anche in un comune come Trento, che si è mosso in tale direzione, si trova difficoltà in quanto ciò vorrebbe dire ingenti esborsi di denaro. Che senso ha votare un referendum se poi non viene rispettato il volere dei cittadini?

La scarso battage che il gruppo che sosteneva il referendum, che mi ha trovato tra firmatari nei gazebo di raccolta firme, ha saputo mettere in campo per spiegare l'inutilità delle stesse ha dato forte mano alla maggioranza provinciale nel dire che servono e che la disaffezione dei cittadini è dovuta al periodo di rodaggio della riforma. Inoltre la data il 29 aprile è tra il 25 e il 1 maggio e ciò non incentiva le persone a votare preferendo approfittare dell'occasione per andare in vacanza. Tanti errori e troppi temi hanno giocato a sfavore del referendum sul quale sebbene ho creduto, sopratutto dopo le esternazioni di alcuni partiti, mi sono accorto non aveva speranza di vittoria. E' comunque utile una riflessione e ripensare tale strumento che tranne pochissimi argomenti è destinato sempre a fallire.