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sabato 26 gennaio 2013

La scuola secondo PD

Il PD inizia il tema della scuola come negli altri temi con una descrizione dalla situazione della scuola e dell'abbandono che sopratutto nel passaggio della scuola primaria primo grado e al secondo grado, cioè dalla infanzia e alla adolescenza, affigge gli alunni. Questo poi si vede anche dopo e con il basso livello di laureati nel nostro paese.

Si deve anche aumentare la qualità valutando il curriculum dei docenti e prevedere il sostegno agli alunni in difficoltà. Non basta ciò ma si deve dare un offerta scolastica che porti lo studenti a vedere la scuola come punto di aggregazione facendo rimare gli studenti a scuola a tempo pieno. La scuola inoltre, vista anche la proposta del PD di dare la cittadinanza al 60 alunni stranieri nati in italia, vanno rafforzati corsi di lingua straniera italiana per tali cittadini per favorire l'integrazione.

Piano per un'educazione di qualità 0-6 annui. In tale settore si è molto ambiziosi volendo cambiare il paradigma dell'istruzione prescolare da un servizio a domanda individuale a diritto di ogni bambino e bambina. Tutto questo con una copertura anche del 33%. Questa è un'idea stupenda ma si scontra con le risorse che non ci sono e vanno cercate non indicando dove si trovano. Nel mezzogiorno la situazione è drammatica e anche al Nord, e pure in Trentino, il servizio non è adeguato alla domanda con spesso lunghe liste di attesa. Investire in tale settore potrebbe creare bambini più ricettivi anche nei superiori livelli di istruzione con miglior rendimento. Ovviamente se si fa in questo livello un servizio di qualità.

Nessun bambino verrà lasciato indietro. Qui si parla di tempo pieno e compresenze per poter aiutare l'apprendimento degli alunni. Certo ciò può aiutare e si può estendere nel territorio nazionale tali pratiche ovviamente trovando le risorse e l'organizzazione giusta. Il problema però a mio avviso è più profondo e richiede insegnanti preparati e dedicati sopratutto nei bisogni speciali degli alunni con difficoltà. Si potrebbe in tal senso prevedere ricevimento degli insegnanti per poter aver un contatto migliore con gli studenti e poter affrontare i dubbi della disciplina col docente.

L'autonomia scolastica nelle autonomie locali. L'autonomia scolastica va difesa e in essa si deve dare spazio alla sperimentazione. Ci deve esser collaborazione della stessa con le autonomie locali, le quali devono prevedere la dislocazione e il numero delle autonomie locali.

Tale non è la sola modifica che va fatta ma va data attuazione alla modifica del titolo V prevista già 10 anni fa ma non ancora attuata. L'attuazione deve portare lo stato spogliarsi delle competenze gestionali facendo passare strutture e personale presente nelle Regioni e mantenendo in capo al Ministero solo funzioni di indirizzo e alta programmazione e verifica dei livelli di apprendimento e valutazione e controllo del funzionamento delle autonomie scolastiche. Per quanto riguarda le best pratices vanno fatte fluire in tutto il sistema scolastico.

Dai livello essenziali delle prestazioni ai livelli essenziali degli apprendimenti in modo da poter passare da un sistema che non si sui livelli minimi prestazioni del sistema, ma i livelli minimi di apprendimento e capacità che una struttura deve garantire per formare le persone. Questo tenendo conto dei varie caratteristiche degli alunni e del territorio. Questo con indicatori quantitativi e qualitativi. Non è dato sapere se ciò costerà di più e come si finanzierà.

Risorse umane e finanziare certe per la scuola dell'autonomia. Si vuole dare risorse certe con un sistema meno farraginoso e più trasparente con la pubblicazione da parte del MIUR dei parametri su cui si baserà l'assegnazione delle risorse alle scuole. Si deve sapere appena dopo l'approvazione della legge finanziaria dello stato l'assegnazione delle risorse alle scuole. Potrebbe effettivamente essere una proposta a costo zero questa ma serve responsabilizzare le autonomie scolastiche e si deve fare una profonda rivisitazione dell'organizzazione delle strutture statali.

Il superamento degli organici di diritto e di fatto è ottimo sopratutto se si va su un organico funzionale. Questo per rispondere ai bisogni ordinari e speciali (particolari difficoltà) stabilizzandoli per tre anni a livello di scuola. In tal senso si deve lavorare assieme tra Stato e Enti Locali nella programmazione. Certo questo può dare una struttura migliore delle scuole e una presenza migliore verso i studenti che spesso vedono passare tempo prima di avere gli insegnanti dell'anno. Mi può trovare d'accordo tale idea se essa viene fatta con serietà e con un'analisi vera dei fabbisogni e che non si accontenti il precariato con assegnazioni in soprannumero. I costi dell'operazioni dipenderanno se si farà una scelta oculata o no, ma già nel programma PD si parla di costi non cospicui ma superiori al sistema attuale. Non dice come si trovano le risorse.

Valutazione e rilancio della scuola italiana. Ottimo pensare ad un sistema di valutazione standardizzato che possa dare dati certi e confrontabili.

Il sistema scolastico complessivo va valutato su risultati generali e uniformi e certi sul territorio nazionale. Questo sulla base dei LEP. Ciò attraverso una conferenza a livello di parlamento eterogenea con tutti gli attori principali. Buona idea, ma qui mi sembra esserci una contraddizione tra ciò che si prevede e si valuta. Come si fa a valutare i livelli essenziali di prestazione e passare ai livelli essenziali di apprendimento e capacità? Contraddittorio.

In cinque anni passare all'autonomia vera delle scuole, ma con controlli dei risultati con indicatori/standard precisi da parte dagli ispettori della repubblica indipendenti anche dal Ministero. Questo per controllare i risultati e eventualemte intervenire con accompagnamento con interventi finanziari, organizzativi e professionali per rientrare nel circolo virtuoso. In tale settore entra l'autovalutazione scuola e la documentazione delle buone pratiche come modelli già applicati in Europa che si dimostrano vincenti. E' pericoloso però questo in quanto sebbene se si perde autonomia sembra che chi fa male riceva più risorse. Deve esser previsto che nei casi limite si possa anche chiudere la scuola e investire sulle migliori. In tal modo si darebbe un forte segnale e si direbbe ok vi aiutiamo a migliore, ma si deve fare di più. E se non è possibile si deve anche aver coraggio di situazione drastiche. E' giunto che i migliori vengono premiati.

Vanno valutati anche gli esiti scolastici con in test Invalsi con lo stesso autonomo dal Ministero. Esso deve anche esser una sorta di Istat della scuola per dare supporto sia con indicatori sui risultati e altre statistiche per dare ai dirigenti e docenti spunti di riflessione per il miglioramento. Vanno chiarite le finalità in modo che si sappia se ciò ha influenza sulla carriera dello studento o meno. Trasparenza che deve vedere tutti gli attori anche gli studenti con una corresponsabilità degli stessi al progetto educativo.

Una valutazione da richiedere da parte del professionista docente e dirigente per gli scatti di carriera e il fatto che valutazioni negative non possano esser colmate con titoli ottenuti non sul campo. Si deve fare valutazioni trasparenti e chiare in modo che nessuno si senta vittima e si vada verso un miglioramente del sistema scolastico. Vanno valutate anche le esperienze straniere. Non mi piace in tale settore il fatto che non si preveda anche una possibilità di licenziamento per i docenti e dirigenti non ritenuti adeguati al ruolo o che abbiano compiuto danno alla scuola e al sistema scolastico. Non vorrei che le valutazioni siano un modo per agevolare carriere e creare costi, che comunque ci sono per la valutazioni, senza prevedere un licenziamento degli incapaci.

La ricerca scolastica è vista come una priorità e deve esser compiuta da esperti che possiedano titoli adeguati e esperienze adeguate, anche straniere, con indipendenza dall'Invalsi in una istituzione scientifica autonoma. In tale senso si parala di collaborazione con centri di ricerca e università.

Un buon progetto sicuramente ma con risorse difficili da trovare. Si parla di un ritorno del 30% dei tagli della Legge 133/08 come promesso dal governo. Certo auspicio ma dove si trovano i soldi?

Formare e reclutare gli insegnanti di domani. Prima di pensare però all'esperienza SSIS e dei suoi supervisori in logica di raccordo università-lavoro e la previsione del numero chiuso il PD vuole procedere alla stabilizzazioni di chi come ATA e personale docente lavora a tempo determinato. Questo senza una programmazione reale dei fabbisogni. Può esser un modo per rispondere al precariato scolastico ma a mio avviso non è corretto bisognerebbe anche nella fase di stabilizzazione dei precari guardare ai reali bisogni. Non si può in tal veste prevedere che errori passati ricadano sulle tasche dei cittadini. Ottimo il pensare di assumere per concorso con ambito aperto, ma si deve a mio avviso cambiare il modo di proporre i concorsi. Essi devono esser una modo per selezionare gli idonei che possono esser scelti dalle scuole. Buona anche la stabilità triennale nelle scuole. Ottima l'istituzione della carriera dei docenti con figure professionali differenziate. Negativa a mio avviso la non previsione di un sistema che espella insegnanti incapaci o che comunque col tempo hanno perso la loro capacità di insegnare. Le valutazione periodiche oltre che premiare dovrebbe selezionare la migliore classe docente. Non si dice dove tale operazione troverà finanziamenti per la stessa essendo tale previsione non a costo zero.

Evitare la dispersione scolastica con passaggi tra indirizzi scolastici con più facilità. Si deve trovare un sistema per fermare la dispersione scolastica e l'abbandono garantendo un passaggio dal primo grado della scuola primaria al di secondo grado. Questo con un biennio di orientamento e riorientamento che possa garantire allo studente una scelta consapevole dell'indirizzo di studi evitando passaggi che richiedano esami di idoneità.

Si mette poi in luce il primario ruolo delle regioni che devono esser messe in condizioni di poter avere una conoscenza piena della situazione delle scuola e dei suoi studenti attraverso anagrafi dedicate delle quali la regione possa determianare i dati che vanno raccolti. Lo stato in tale settore deve avere solo individuare i dati sensibili non acquisibili. Certo ciò richiederà risorse per esser attualto e non si individua come si possano trovare.

Istruzione e formazione professionale per rilanciare il made in Italy. Sebbene la prima sia di competenza statale e la seconda delle regioni serve collaborazione che porti ad una programmazione integrata senza però perdere le peculiarità. Si deve qualificare i sistemi anche con miglioramenti e ammodernamenti delle strutture. Si deve dare uniformità sul territorio ad esempio con il Leac, l'apprendimento permanente, la certificazione delle competenze, l'accreditamento e la valutazione delle strutture .

L'Istruzione tecnica superiore va pensata come istruzione terziaria non accademica con un collegamento tra istruzione e lavoro. Questo nella logica che bisogna garantire una formazione permanente a tutti per superare anche le sfide che ci attendono e per poter avere un adattamento migliore al mondo del lavoro.

Edilizia scolastica. Con 65% delle scuole in sicurezza l'Italia è fanalino di coda davanti alla Romania e pochi altre in Europa oltre ad avere scuole che non rispettano ancora le norme antincendio. Si deve prevedere un piano straordinario per l'edilizia scolastica che oltre a far girare l'economia doterebbe le autonomie scolastiche di strutture moderne e a norma. Le risorse che già ci sono sono state bloccate dal patto di stabilità e per questo si chiede al prossimo parlamento di escludere tale spese dal patto di stabilità. Per il mezzogiorno si prevede di far usare i Fas. In tali opere si vuole coinvolgere il consiglio delle scuole autonome.

Interessante idea questa ma mio avviso difficilmente realizzabile visto che il patto di stabilità non credo possa esser allentato tanto più che abbiamo previsto il fiscal compact (in Costituzione). In alcune regioni effettivamente è sentita un esigenza di ammodernamento più di altre ma con un autonomia spinta su base regionale; non si vede come fare a trovare le risorse che le regioni con meno problemi in tal campo vorranno dirottate altrove.

Scuola secondo PD

Mappa del programma

venerdì 19 ottobre 2012

Il quarto appuntamento del sabato del Grillo (salute)

L’Italia si è distinta perché è uno dei pochi stati ad avere il servizio sanitario nazionale pubblico e dii accesso universale. Qualcosa è cambiato nel tempo col passaggio del settore della sanità dallo stato alle regione. Tale cambiamento ha cambiato la struttura del servizio che ora pone molta attenzione all’aziendalizzazione (costi) e alla qualità del servizio, non in tutte le regioni raggiunta. Ad oggi lo stato mantiene in tale settore la possibilità di fare un piano dei Lea e il finanziamento dello stesso oltre che il campo della ricerca sanitaria. I Lea sono i livelli minimi che qualsiasi regione deve garantire sul settore sanitario e per garantire ciò finanzia attraverso il servizio sanitario gli stessi. Per tutto il resto può scegliere la regione.

Gratuità delle cure e equità di accesso. Sull’accesso alle prestazione essenziali e loro gratuita nulla cambia, in quanto già oggi ciò avviene.

Più significativo il cambiamento sui ticket che si voglio abolire, mantenendoli solo per le prestazioni non essenziali. Si può esser anche favorevoli a ciò, ma non alla proporzionalità al reddito degli stessi. Quando uno è malato che sia povero o meno deve esser trattato in modo uguale. Il ticket quindi sulle prestazioni non essenziali deve esser uguale per tutto per la progressività ci sono altri strumenti come IRPEF e altre imposte generali. Prevedere poi la proporzionalità a seconda del reddito provocherebbe un iniquità maggiore che una misura proporzionale.

Si vorrebbe più monitorare gli effetti della devoluzione alle regioni della sanità e ciò andrebbe bene se si vuole finalmente arrivare ai costi standard non se all’omologazione. Se una regione vuole dare delle prestazioni più performanti con tasse locali deve poterlo fare e non deve vedere ingerenze statali che portano il livello ad abbassarsi. Una sana concorrenza sul settore sarebbe salutare in quanto ogni regione potrebbe mettere al servizio di altre regioni le sue eccellenze.

Farmaci. Già il governo Monti ha provato ad incentivare i farmaci generici e fuori brevetto, i quali sono meno costosi. Il governo attuale è voluto andare oltre prevedendo la prescrizione del principio attivo solo in parte raggiunta viste le resistenze che si sono trovate. E’ pur vero che i farmaci consolidati hanno effetti collaterali conosciuti. Bisogna colmare il gap portando anche i farmaci a brevetto al costo che hanno all’estero. Non si può sebbene però i prodotti di recente approvazione siano meno sicuri e più costosi rinunciare alla ricerca la quale solo può portare a risolvere la carenza di cure per malattie che ancora oggi non trovano cura oppure la cui cura è molto invalidante.

Informazioni. Spesso i farmaci oltre che costare molto vengono usati in modo scorretto o abusandone e ciò deve esser contrastato con l’informazione. Tale modo può portare ad evitare problemi che gli stessi farmaci possono creare avendo essi stessi effetti collaterali.

Stili di vita. La politica sanitaria oltre che a curare deve spostarsi sulla prevenzione promuovendo stili di vita salutari e di consumo consapevole portando il cittadino ad autogestire la sua salute e la medicazione possibile (automedicazione).

Tra gli stili di vita non poteva mancare un’attenzione alla salute e sull’attività fisica oltre all’astensione da comportamenti a rischio (f (fumo, alcool, etc…). Il taglio vuole essere posto sulla prevenzione mettendo in guardia che una volta che c’è il danno anche con prevenzione secondaria (screening, diagnosi precoce, medicina predittiva) la stessa può avere efficacia limitata

Deve esser inoltre possibile valutare gli ospedali con sistemi di misurazione qualità degli interventi degli ospedali (ma sarebbe meglio di tutti gli interventi sanitari) di pubblico dominio.

Medici. Si partirebbe subito con un cambiamento epocale la chiusura all’intramedia e l’esercizio anche in strutture privati dei medici che lavorano nel settore pubblico. Ciò verrebbe compiuto con una separazione delle carriere. Sarebbe una manovra intelligente, ma che troverà molte resistenze.

Non trovo però giusto che si voglia regolamentare le tariffe nel privato nemmeno per una motivazione meritevole come trattenerli nelle strutture private. Per trattenere i medici privati vanno trovati mezzi per rendere il lavoro nella struttura privata stimolante. Se uno bravo gli va riconosciuto anche in termini di stipendio. La mobilità non è negativa in quanto tale, in quanto esperienze in altre realtà può portare anche arricchimento anche in termini di competenze del medico che poi se torna al pubblico può portarle in tali strutture.

La trasparenza e il merito nella promozione dei primari sono caratteristiche che già ora ci dovrebbero essere e non sempre ci sono state. In tal modo si incentiverebbe poi i migliori a rimanere.

Gli informatori scientifici è una categoria che non conosco, ma sicuramente una proibizione di incentivi sulle vendite di farmaci può esser utile. Fino a che l’incentivo fino che rimane nel campo dell’informatore non da problemi il vero problema è se ci sono incentivi anche per medici nella prescrizione. E’ in tal campo illuminante un caso recente di un medico preso a prescrivere medicinali dovuto anche ad incentivi.

Organizzazione. In tale campo la si prevede di mettere online le liste di attea in modo che possa esser trasparente l’accesso alle cure. In tal modo si eviterebbe che i medici possano favorire le loro cliniche, che comunque con le norme per i medici non sono più possibili. In tal modo il medico di base potrebbe aiutare il paziente a scegliger la struttura più congegnale. Anche nella prenotazione bisogna utilizzare l’online in modo di avere una gestione meno costosa e più veloce delle liste di attesa.

La previsione della pubblicazione delle convenzione tra strutture private e pubbliche può dare un miglior controllo del cittadino sulla sanita.

Non posso esprimermi sulla volontà di investire su consultori familiari che comunque non metterei nel Lea in modo che sugli stessi possa venir presa una serena decisione da parte delle regioni.

La reintroduzione dei consigli di amministrazioni nelle ASL andrebbe attentamente valutata per capire se essa può esser utile. Credo che il direttore generale nelle ASL è importantissimo in modo da poter trovare in modo più nitido le responsabilità di gestioni non consone.

Lotta al dolore. In tal settore credo che l’Italia si deve allineare alle migliori pratiche internazionali sia europee che dell’Organizzazione Mondiale Sanità. Il dolore deve esser visto come qualcosa di naturale, ma che deve esser alleviato con gli strumenti consoni. In tal modo benissimo la previsione dell’uso di oppiacei nel lotta allo stesso.

Ricerca. La ricerca va finanziata e in tal senso è ottima la previsone dell’otto per mille per la ricerca medico-scientifica. Sarei però più favorevole a prevedere a detrazioni e deduzioni per donazioni fatte ad enti riconosciuti nel campo della ricerca.

Ottimo anche il promuovere e finanziare ricerche sull’effetti della disuguaglianza sociale, inquinamento ambientatale sulla sulla salute.

Ottma anche il finanziamento della ricerca sulle malattie rare anche attraverso collaborazioni all’estero. Stranio che non si sia prevista una rivisitazione della normativa per permettere le ricerche in loco.

E’ innegabile che si potrebbero esser usati fondi destinati alla ricerca militare e sicuramente in modo più utile. Ovviamente anche la ricerca militare serve.

Ottima anche la previsione di una valutazione sanitaria delle politiche pubbliche nei campi dei trasporti, urbanistica, ambiente, lavoro, educazione. Unico punto che mi sento di sottolineare basta che tale apertura non venga usata in modo di bloccare ogni opera per partito preso. Bene quindi alle raccomandazioni OMS.

Amministratori pubblici. Eliminare gli inceneritori non è possibile per alcuni tipi di rifiuto, mi si dimostri che tutto è smaltibile senza inceneritore e sono disponibile a cambiare idea.

L’introduzione del reato di strage ne confronti dei per danni sensibili causati alla salute da politiche locali e nazionali con malattie e decessi dei cittadini. E’ sicuramente una previsione doverosa, ma va tenuto che la tecniche nel tempo cambiano non si può ritenere un amministratore di strage se non esisteva durante il suo mandato prove certe o con probabilità alta di rischio danni circa la determinata opera. Se per esempio negli anni’50 non si sapeva che l’amianto provocava il cancro non si può ritenere un amministratore di tale tempo imputato per strage. L’ho presa così alla larga per non arrivare a toccare la realtà attuale e creare polemiche.

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  9. Il non statuto.