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venerdì 11 novembre 2016

Nemmeno a Trento si sono superati i campi nomadi: una riflessione di Brosa.

Anche a Trento i campi nomadi non sono stati superati per lasciare spazio alle aree di comunità come già si documentava qui rispetto alla situazione di Rovereto nel settembre 2015 grazie alla Responsabile Ufficio Promozione Sociale del Comune Alda Maria Bianchi.

A Trento all'interno di un campo nomadi, nel luglio 2016, ci fu una sparatoria che non ha avuto per fortuna conseguenze letali. Da quel giorno ad oggi il consigliere comunale di Trento della Lega Nord Gianni Festini Brosa conferma che qualcosa è stato fatto. La prima azione portata a termine è stato togliere la vegetazione nelle aree dove i nomadi sostano in maniera illegale e abusiva. Si è inoltre cercato inoltre il dialogo con le componenti autodeterminatesi di origine trentina rincorrendo il rispetto delle regole per evitare la ghettizzazione degli stessi che i trentini non vogliono.

Il superamento dei campi nomadi è un obbiettivo che ad inizio legislatura l'attuale amministrazione provinciale si era data ma tutto si è arenato, a detta del consigliere comunale, quando la maggioranza provinciale si è accorta che le proposte della minoranza venivano accolto con più favore dai nomadi e l'assessore competenze da allora non convoca più. Esiste inoltre la difficoltà nel interpretazione di cosa è stanziale che nella nostra cultura e quella nomade è diversa nascendo l'uomo nomade. Il problema per questo è di difficile soluzione anche perché le soluzioni opposte sono, a quanto dice Gianni Festini Brosa, impercorribili. E' difficile procedere una verifica in merito ai requisiti di permanenza e non è possibile creare un paradiso che attirerebbe nuovi nomadi e le risorse a quel punto non potranno mai essere sufficienti ai bisogni.

martedì 15 settembre 2015

L'integrazione dei sinti/rom con il superamento dei campi di sosta non è ancora una realtà: il caso di Rovereto.

Nel 2009 il Consiglio Provinciale di Trento approvò la legge provinciale 29 ottobre 2009 n.12 per il superamento dei campi di sosta per arrivare a garantire delle condizioni migliori a sinti/rom che si trovano sul nostro territorio. Tale legge divide i sinti/rom tra stanziali e non prevedendo interventi diversi.

La legge. I primi presenti da almeno 10 anni hanno diritto a delle aree di comunità in cui c'è un capostipite sorveglia sul rispetto delle regole e quindi guarda anche che i doveri che ci si assume vengano rispettati. Tutti contribuiscono alle spese della comunità di cui fanno parte a cui viene data un area recintata di da 500 mq a 2000 mq che presenta i servizi primari. Non è solo previsto tali interventi residenziali o non solo di tale ambito, ma è previsto che c'è un aiuto nella ricerca del lavoro (anche socialmente utile, disoccupazione) e anche un avviamento alla scolarità. Un tratto che va inoltre segnalato dalla legge tutela tali minoranze promuovendone la cultura, l'ascolto istituzionale e il mantenimento anche degli antichi lavori.

I sinti/rom nomadi non entrano nelle comunità ma nei campi di transito nei quali posso rimanere al massimo 15 gg e ove vengono comunque garantiti i servizi primari.

La attuale situazione. Una legge quella presentata che può esser visionata nei suoi 14 articoli all'indirizzo fornito e che ha il merito di mettere almeno a parole fine ad una situazione intollerabile e che punta all'integrazione, ma che allo stato non è allo stato incisiva.

Il superamento dei campi non è ancora avvenuto, in quanto non è stato a 6 anni oramai di distanza ancora approvato il piano provinciale delle aree di comunità, anche se almeno per il Comune di Rovereto ci sono stati incontri tecnici tra Comune e Provincia di Trento come confermato dalla Responsabile Ufficio Promozione Sociale del Comune Alda Maria Bianchi.

Allo stato quindi rimane in vigore la normativa precedente la legge provinciale 15/1985. In merito ai campi di sosta di cui a Rovereto ne esiste uno, sul quale sono stati lavori da poco, ospita 60 persone di etnia sinta di cittadinanza italiana nate a Rovereto Nord. Tale campo deve rispettare il regolamento di gestione dello stesso, il quale disciplina di civile convivenze, e sul cui rispetto c'è il controllo della Polizia Municipale.

L'integrazione è possibile ma ha bisogno di tempo come quest'esempio, di persone già presente sul territorio ma di etnia diversa, dimostra e richiede anche una progettazione della stessa per evitare situazioni spiacevoli e rifiuto delle persone che si vorrebbe integrare. A 6 anni si è potuto notare che ancor oggi si rimane nei campi sosta sebbene si voleva superarli, come giusto che sia, perché l'integrazione si costruisce e non si cala da un giorno all'altro.